ISSN: 2014-0894

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maggio 22nd, 2013

I Big Deals visti da un altro punto di vista

Reme Melero
Científica Titular CSIC
Membro del gruppo Acceso abierto a la Ciencia (www.accesoabierto.net)
Odlyzko, Andrew (2013). Open Access, library and publisher competition, and the evolution of general commerce. Disponibile alla pagina: <http://arxiv.org/abs/1302.1105>. [Consultato il 3 maggio 2013].

OA cake 1L'investigazione è una revisione-dibattito dei costi delle riviste scientifiche e dell'effetto di un accesso libero sulle stesse, oltre ai ruoli svolti dalle biblioteche universitarie e dagli editori nella lotta permanente per raggiungere, le prime un maggiore accesso e i secondi un piú alto beneficio. In questo senso, la ricerca si concentra sull'analisi degli effetti dei vituperati big deals sull'accesso alle riviste scientifiche. Secondo l'opinione dell'autore dell'articolo, nonostante la loro cattiva reputazione in alcuni forum, hanno come argomento a proprio favore aver permesso l'accesso ad un maggior numero di riviste.
 
Andrew Odlyzko è un matematico che lavora attualmente presso l'Università del Minnesota, con un ricco curriculum in scienze esatte ed inoltre in aspetti sociali di internet come neutralità della rete, social network, usi di internet, ecc. e con pubblicazioni non solo su riviste accademiche, ma anche su riviste di grande tiratura (The Economist, Wall Street Journal, Forbes, ecc.). Nei suoi articoli sfrutta la sua formazione di tipo matematica per analizzare con dati quantitativi, temi sui quali polemizza. Questo caso non fa eccezione. Di seguito riassumiamo le idee principali presentate in questo articolo.
 
Le cifre vagliate nel testo corrispondono ai dati della statistica ARL per il periodo 1990-2010. Secondo queste, nei 20 anni considerati è quadruplicato il numero di riviste disponibili, soprattutto negli ultimi 12 anni, senza che ci siano stati cambi nei loro modelli di finanziamento per effetto dei big deals. Oltre alla crescita si puó apprezzare come si sia ridotto il divario tra le piccole e le grandi biblioteche dovuto alle trattative tra le parti che permettono patteggiare prezzi in funzione del tipo di istituzione interessata (paghi per quello che sei) trattative d'altra parte, accuratamente nascoste. Da anni si parla dei prezzi abusivi delle riviste e di non riuscire a mantenere tutti gli abbonamenti delle riviste volute dalle biblioteche (nonostante ció si continua ancora o si cerca di farlo), cosa che faceva pensare a una possibile fine dei big deals. Ma il rischio non è solo nel prezzo delle riviste, ma anche nel costo delle stesse biblioteche, considerando fattori economici interni. I bilanci delle biblioteche sono cresciuti più dell'inflazione, molto meno però di quelli globali delle università, cosa che si può interpretare come una perdita di rilevanza all'interno della propria istituzione.
 
Secondo il rapporto Finch1, piú incline all'idea di dare libero accesso alle pubblicazioni scientifiche, il pagamento dei diritti di pubblicazione può essere dannoso per i bilanci delle biblioteche e determinare la riduzione di alcune delle sue funzioni. Allo stesso tempo, le raccomandazioni suggerite nella relazione possono significare una nuova vittoria per gli editori nella loro lotta con le biblioteche. La velocità di adattamento delle biblioteche alle TIC rispetto alle case editoriali è stata molto più bassa, cosa che ha favorito il mantenimento del prezzo degli abbonamenti innecessariamente alto, permettendo cosí alle aziende ottenere grossi profitti. Nella sezione sui modelli "low cost" si evidenzia l'elevato costo stimato per la produzione di un articolo da parte di un editore commerciale (approssimativamente cinquemila dollari) rispetto ad altri editori, per esempio di una università, cui costi possono essere 10 volte inferiori. Sono presentate alcune formule per ridurre i costi, come ad esempio quella di pubblicare solo una versione on-line della rivista, eliminando il formato cartaceo o le spese del copy-editing.
 
L'ultima parte del documento analizza il nuovo ruolo del bibliotecario nell'era digitale, cui funzioni tradizionali si riducono (caso del servizio di prestito o di assistenza nelle ricerche di referenze) e ne appaiono di nuove, come l'essere intermediario tra autori e pubblico in generale. Le case editoriali, paragonate alle biblioteche, si sono mosse piú rapidamente nel mondo digitale, mantenendo il liderato mentre i loro benefici non decrescono. La loro visione attuale del libero accesso è di un'opportunità piuttosto che di una minaccia, in quanto sarebbero gli autori o le agenzie di finanziamento che pagherebbero per la pubblicazione, per non parlare del modello ibrido di coesistenza di articoli di libera consultazione con altri con obbligo di sottoscrizione all'interno della stessa rivista. Sebbene si cerchi di ridurre i loro introiti, hanno ancora margine di profitto se si applicano alcune delle misure sopra citate. Una possibilità per gli editori di mantenere i big deals è di negoziare un accordo con le biblioteche a livello consorziale o incluso a livello statale, o aggiungendo al pacchetto libri digitalizzati. I big deals sono un chiaro esempio di discriminazione sul prezzo in base alle dimensioni dell'istituzione. Ossía, nel mondo digitale gli stessi pacchetti non costano lo stesso, ma dipende da chi li acquista, cosa che nell'era del formato cartaeo non si poteva permettere.
 
L'analisi di cui sopra, che non è altro che una sintesi del documento, mostra il punto di vista dell'autore sul ruolo che hanno svolto e svolgono attualmente i big deals nelle trattative tra biblioteche e case editoriali. L'acquisto di pacchetti, se da un lato porta ad un aumento significativo del numero di riviste accessibili agli utenti delle biblioteche, dall'altro può inibire la diffusione del libero accesso alle stesse, favorendo cosí l'oligopolio editoriale nella loro distribuzione.

1. Recensito in: Anaglada, Lluís (2012). “Cosa bisosga fare per ottenere un accesso universale a tutte le pubblicazioni scientifiche che siano di qualità e sostenibili” [on line]. Blok de BiD: Rassegne di Biblioteconomia e Documentazione, 17/12. Disponiblie alla pagina: <http://www.ub.edu/blokdebid/it/content/cosa-bisosga-fare-ottenere-un-accesso-universale-tutte-le-pubblicazioni-scientifiche-che-sia>. [Consultato il 3 maggio 2013].
 

maggio 15th

Politiche di prestito digitale nelle biblioteche pubbliche: il caso dell'Inghilterra

Carme Fenoll
Cap del Servei de Biblioteques
Direcció General d'Arxius, Biblioteques, Museus i Patrimoni
William Sieghart. An Independent Review of E-Lending in Public Libraries in England (2013). London: Department for Culture, Media & Sport. Disponibile alla pagina: <https://www.gov.uk/government/publications/an-independent-review-of-e-lending-in-public-libraries-in-england?utm_source=WhatCountsEmail&utm_medium=OCLC%20Abstracts%20Test%20Group%203&utm_campaign=OCLC%20Abstracts>. [Consultato il 29 aprile 2013].

"Perfect."

Come intervengono i paesi vicini di fronte alla sfida di progettare politiche di prestito digitale nelle biblioteche pubbliche? In questo articolo abbiamo un buon esempio applicato in Inghilterra.

Si tratta di un documento molto ben ordinato che spiega i risultati di una collaborazione intersettoriale nella redazione di suggerimenti utili al momento di iniziare un servizio di prestito digitale nelle biblioteche pubbliche.

Si parte dal problema che le case editoriali non hanno dato il via libera al prestito di e-book nelle biblioteche pubbliche, perché credono che creerebbe uno squilibrio nel settore e porterebbe a una caduta delle vendite.

Principalmente si fa riferimento alla paura presente nel settore che la facilità di accedere ai libri digitali ne renderebbe inutile l'acquistio (il "senza attrito" rispetto al prestito fisico). Lo sconcerto da parte dei settori implicati è evidente e Cristóbal Urbano lo spiega perfettamente nel suo post nel Blok de BiD1.

gennaio 23rd

La Belle inutile

Ciro Llueca
Coordinador del PADICAT (Patrimoni Digital de Catalunya)
Biblioteca de Catalunya
 

Bailey, Charles W. Jr. (2012). Digital curation resource guide. Houston: Digital Scholarship. Disponibile: http://digital-scholarship.org/dcrg/dcrg.htm [Consultazione: 23/01/2013]

0902 Castell de Sant Ferran, Figueres, Spain

Sul confine con la frontiera francese, la città catalana di Fighera presenta un’immensa fortificazione militare del secolo XVII, denominata Castello di Sant Ferran. Con una capacità prevista per oltre seimila soldati, venne disegnata per difendersi da una possibile invasione francese sulla nuova frontiera del 1659. L’opera immensa venne iniziata peró non si completó, a causa della mancanza cronica di risorse economiche; ma soprattutto perché divenne obsoleta prima dell’uso. La tecnologia militare era cambiata ed ormai non aveva più alcun senso costruire una fortificazione di quelle dimensioni. In seguito, in una delle successive sconfitte, venne soprannominata dai militari francesi la Belle inutile. Bella e impressionante, peró inutile.

Confrontarsi con una rassegna di un’opera che contiene duecento links sulla digital curation, classificati secondo un freddo ordine alfabetico, pure ricorda gesta storiche. Ancorpiú quando la stessa piattaforma sulla conoscenza, denominata Digital Scholarship, presenta anche altre risorse dalle vaste dimensioni: Digital curation bibliography: preservation and stewardship of scholarly works; Institutional repository and ETD bibliography 2011; Scholarly Electronic Publishing Bibliography 2010; i Research Data Curation Bibliography.

dicembre 17th, 2012

Cosa bisosga fare per ottenere un accesso universale a tutte le pubblicazioni scientifiche che siano di qualità e sostenibili

Lluís Anglada
Consorci de Biblioteques Universitàries de Catalunya

Janet Finch (Chair) / Accessibility, sustainability, excellence: how to expand access to research publications: Report of the Working Group on Expanding Access to Published: Research Findings: Report of the Working Group on Expanding Access to Published Research Findings // 2012
http://apo.org.au/sites/default/files/Finch-Group-report-FINAL-VERSION.pdf
sintesi:
http://www.researchinfonet.org/wp-content/uploads/2012/06/Finch-Group-report-executive-summary-FINAL-VERSION.pdf

Open Access promomaterial

Parafrasando Rayuela di Julio Cortázar, possiamo dire che l'ideale dell'OA è stato portato “sulle ali della fantasia sino al bordo stesso dell'orizzonte”.

Il rapporto del comitato di esperti presieduto da Janet Finch sul come espandere l’accesso ai risultati pubblicati dalla ricerca ritiene che l’OA sia un orizzonte prossimo in cui si collocarà la comunicazione scientifica.

Nel giugno di quest’anno è stato pubblicato il Rapporto Finch e - sicuramente come Rayaula - è stato più citato che letto, e - cosí come il racconto di Cortázar - si può leggere dall’inizio alla fine o ci si può costruite un cammino personale spaziando tra i diversi capitoli. O ancora ci si può leggere il riassunto esecutivo che è incluso nella versione completa del rapporto.

dicembre 11th

10+10= passato, presente e futuro dell'accesso aperto

Sebastiano Giorgi-Scalari
Crai – Oficina de Difusió del Coneixement- Col·laborador
Grup d’Innovació Docent Consolidat e-Galènica
Universitat de Barcelona
 

Budapest Open Access Initiative: Ten years on from the Budapest Open Access Initiative: setting the default to open (2012). Disponible a: http://www.opensocietyfoundations.org/openaccess/boai-10-recommendations [Consulta: 12/12/2012]

10/10/10 10:10:10

In questa breve nota commento il documento recentemente apparso sul sito della Budapest Open Access Initiative, dieci anni dopo le prime dichiarazioni d'intenti, ed in coincidenza della sua pubblicazione in catalano, curata dall'Ufficio per la Diffusione della Conoscenza del CRAI della Università di Barcellona. Alla sua stesura originale hanno partecipato personalità del mondo accademico storicamente sostenitrici e promotrici del movimento Open Access, tra cui ritroviamo nomi quali Jean-Claude Guédon, Peter Suber, Alma Swan e molti altri. La lista degli estensori contiene istituzioni intensamente coinvolte nel processo di apertura della scienza e della conoscenza in generale, tra cui Creative Commons, la Open Society Foundations, il Joint Information Systems Committee, The Wellcome Trust, o ancora Public Library of Science (PLOS), SURF, eLife, la Research Libraries UK (RLUK) e tante università, come Harvard e il University College London, solo per citarne alcune.


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