La politica linguistica. Il caso spagnolo

Resumen: 
La lingua ha sempre costituito un fattore chiave nella formazione delle entità nazionali. Durante tutto il secolo XIX la lingua, più della religione si convertì nel criterio dominante per definire l’appartenenza ad una minoranza etnica. L’avvento dei regimi fascisti provocò, poiché si credeva che potesse minare l’integrità territoriale, la fine delle aperture nei confronti delle minoranze e la repressione di modelli eterogenei rispetto a quello statale. Al termine del secondo conflitto mondiale, però, la difesa delle minoranze fu parte integrante della costruzione pluralistica e democratica degli Stati. Dal 1975, le massime istituzioni europee, si prodigarono in conferenze, convegni, trattati e protocolli fino a quando, il 10 novembre del 1994, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa approvò il Documento per la protezione delle Minoranze Nazionali. Attualmente, in una fase in cui comincia ad aprirsi l’idea di una nuova identità europea sulla base del plurilinguismo, la politica linguistica diventa fondamentale per la coesione delle nuove istituzioni sovranazionali d’Europa. In tal senso, uno degli Stati che ha fatto i maggiori progressi è la Spagna. Dopo la Morte del generale Franco, la promulgazione della nuova costituzione del 1978 ha riconosciuto come "nazionalità storiche" i Paesi Baschi, la Catalogna e la Galizia per la loro tradizione di autonomia amministrativa, linguistica e culturale. Da quel momento in poi, a favore di queste tre lingue minoritarie (in particolar modo per il catalano) si è dato corso ad un imponente piano di politiche linguistiche, che ha portato queste “Comunità autonome” ad importanti risultati ai fini della tutela e della promozione delle identità linguistico-culturali.
Publicacion: 
Eurasia. Rivista di studi geopolitici
Fecha de Publicacion: 
Septiembre, 2013