Ángel Borrego

Quale strada percorrere?

Ángel Borrego
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona
 

Schonfeld, Roger C. (2014) Does discovery still happen in the library? Roles and strategies for a shifting reality. Ithaka S+R http://sr.ithaka.org/blog-individual/does-discovery-still-happen-library-roles-and-strategies-shifting-reality [Consulta:06/09/2014]

Ithaka S+R ha appena pubblicato un breve documento, basato sui risultati di alcune relazioni precedenti e già recensite su Blok, sul ruolo della biblioteca universitaria come fonte di scoperta di informazioni, possibile attraverso ricerche o di tipo esplorativo su di un argomento, o d'items conosciuti, o per mantenersi aggiornato su una disciplina.

La maggior parte dei direttori delle biblioteche universitarie nordamericane considerano strategicamente importante che gli utenti vedano la biblioteca come la prima fonte in cui cercare contenuti accademici. Questo ruolo può consentire alle biblioteche di influire nei processi di comunicazione scientifica, per esempio indirizzando gli utenti verso l'uso di versioni in accesso aperto dei documenti che desiderano consultare. Tuttavia, gli stessi direttori sono consapevoli della perdita d'importanza della biblioteca in relazione a quest'attività a favore delle piattaforme di libri e riviste elettronici, che facilitano la ricerca del testo integrale, come Google Scholar o Wikipedia.

Comunicazione Scientifica in Canada

Ángel Borrego
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona
 

Phase 5 Research (2014). Canadian Researchers' Publishing Attitudes and Behaviours: A Phase 5 Report for Canadian Science publishing
Disponible:http://www.cdnsciencepub.com/files/PDF/CSP_ResearcherAttitudes_March14_FINAL.pdf [Consulta: 10/06/2014]
 

Canadian Science Publishing (CSP) è una casa editrice senza scopo di lucro con sede a Ottawa (Canada) che pubblica sedici riviste scientifiche. Con l'obiettivo di conoscere le esigenze e le opinioni degli autori come dei lettori di bibliografia scientifica, soprattutto in un momento in cui il settore sta vivendo grandi cambiamenti dovuti all'accesso aperto, questa incaricò ad una agenzia di consulenza la realizzazione di un sondaggio sulle abitudini di pubblicazione e di consumo di articoli ed alla quale parteciparono, attraverso un questionario, 540 ricercatori canadesi.

La prima parte del questionario affronta vari aspetti relativi alla ricerca ed all'uso della bibliografia scientifica, dove l'utilizzo di fonti generiche è imbarazzante: l'81% degli intervistati utilizza di frequente database o motori di ricerca come Scopus, Web of Science o Google Scholar, mentre solo il 28% utilizza con la stessa frequenza fonti specializzate come arXiv o Medline. L'uso di queste ultime, tuttavia, è maggiore per fisica o astronomia. Solo il 4% dei ricercatori consulta con frequenza un bibliotecario, senza differenze significative tra discipline.

Costruendo collezioni insieme

Ángel Borrego
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona
 

Dempsey, L.; Lavoie, B; Malpas, C. Understanding the Collective Collection: Towards a System-wide Perspective on Library Print collections. Dublin, OH: OCLC Research, 2013. http://oclc.org/research/publications/library/2013/2013-09r.html

Come è accaduto con gli abbonamenti alle riviste scientifiche, la tecnologia ha influito anche sulla crescita delle collezioni monografiche stampate, portando alla creazione di "collezioni collettive", vale a dire, il progetto di strategie cooperative di gestione delle collezioni in un sistema come un consorzio, una regione o un paese.

Nell'introduzione al documento qui recensito, Lorcan Dempsey identifica cinque ragioni che sono dietro quest'interesse per creare collezioni collettive di libri: il progetto Google Books che, un decennio fa, iniziò la digitalizzazione dei fondi di cinque grandi biblioteche universitarie e di ricerca; il cambio nei modelli di consumo di informazione, che ha deviato verso la consultazione di informazione digitale; la necessità di dedicare gli spazi ad attività più preziose dell'archiviazione di materiali; l'accesso sempre più efficiente ai documenti cartacei; un crescente interesse per la collaborazione in generale.

Altmetrics: nuovi metodi per misurare l'impatto della ricerca

Ángel Borrego
Facoltà di Biblioteconomia e Documentazione
Università di Barcellona
 

National Information Standards Srganisation (NISO) (2013). Information Standards Quarterly. EEUU, MA: NISO. Vol. 25. Núm. 2.  46 p. [Consultato il: 27/10/2013]. Disponibile in: <http://www.niso.org/apps/group_public/download.php/11304/isqv25no2.pdf>. ISSN 1041-0031

altmetricsL'agenzia nordamericana di normalizzazione (NISO) pubblica una rivista trimestrale dal titolo Information Standards Quarterly per diffondere la propria attività nel settore delle biblioteche, editoria e tecnologie dell'informazione. Il numero corrispondente all'estate del 2013 (volume 25, numero 2) è dedicato alle possibilità di computo nei social network - i mi piace del Facebook, i favoriti condivisi, i tweet, ecc. - per valutare l'informazione scientifica, noto con il termine di altmetrics.

La sezione monografica del numero comprende, oltre a un editoriale, cinque articoli. Il primo è Consuming Article - Level Metrics : Observations and Lessons, di Scott Chamberlain, e individua come principale vantaggio dei dati delle web sociali per la valutazione della scienza il fatto che forniscano informazioni di singole articoli, di fronte all'uso tradizionale di un indicatore, il fattore d'impatto, che misura in maniera congiunta le visite ricevute da tutti gli articoli di un rivista. Lo studio offre anche i risultati di uno studio empirico sulla consistenza dei numeri presentati da quattro agenzie fornitrici di dati altmetrici (PLoS, ImpactStory, Altmetric i Plum Analytics) su un campione di 565 articoli. I risultati mostrano l'inconsistenza dell'informazione offerta dai diversi fornitori sullo stesso insieme di articoli, dovuto probabilmente alla diversità delle strategie utilizzate per la loro compilazione. Allo stesso tempo l'autore avverte della mancanza di un contesto che aiuti a interpretare correttamente i dati ottenuti: che significa che un articolo ha ricevuto 149 tweet? A quante visite corrispondono questi 149 Tweet?

Il comportamento informativo dei docenti nordamericani, tre anni dopo

Ángel Borrego
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona


Housewright, Ross; Schonfeld, Roger C.; Wulfson, Kate (2013). Ithaka S+R US Faculty Survey 2012. New York: Ithaka S+R, 2013. Disponibile all'indirizzo: <http://www.sr.ithaka.org/research-publications/us-faculty-survey-2012>. [Consultato il 17 giugno 2013].


Professor J.L. Rhodes of Aerospace Engineering lectures class

Tre anni fa, nel giugno 2010, abbiamo inaugurato questo blog con un rapporto di ricerca di Itaca sul comportamento informazionale dei professori universitari statunitensi1. Al di là dei risultati, abbiamo messo in evidenza come uno dei valori aggiunti di quell'indagine fosse la sua periodicità: si trattava, infatti, della quarta edizione di uno studio triennale, che permetteva un monitoraggio nel tempo del comportamento informativo. Fedele ai suoi propositi, Itaca ha appena pubblicato la quinta edizione dello stesso rapporto, che ci fornisce un aggiornamento sui comportamenti e le opinioni dei docenti americani su questioni relative all'accesso e all'uso dell'informazione scinetifica.

La nuova edizione presenta alcune novità metodologiche –ha incluso un gruppo di bibliotecari, editori, e membri di società scientifiche che hanno validato un questionario che per la prima volta è stato distribuito via e-mail ed è stato completato da 5.200 partecipanti– e di contenuto –sono state incluse nuove domande per affrontare le questioni emergenti circa i nuovi metodi di ricerca e la conservazione dei dati– ma il suo valore principale rimane la batteria di domande che mostra l'evoluzione dell'accesso all'informazione scientifica dal 2000 ad oggi. D'altra parte, si nota che le abitudini dei ricercatori non sono particolarmente cambiate, così che i risultati sono simili a quelli degli anni precedenti e il lettore può trovare le conclusioni un po' ripetitive.

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