Alle editrici universitarie servono nuovi modelli

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Lluís Rius
Director de Publicacions a Internet
Universitat Oberta de Catalunya


Withey, Lynne; Cohn, Steve; Faran, Ellen [et al.] (2011). Sustaining scholarly publishing: New business models for university presses: A report of the AAUP Task Force on Economic Models for Scholarly Publishing. March 2011. New York: The Association of American University Presses. 37 p. <http://www.aaupnet.org/images/stories/documents/aaupbusinessmodels2011.pdf>. [Consulta: 28/05/2012].


Aria di cambi

Il mondo della pubblicazione scientifica vive tempi appassionanti, di cambiamenti profondi. Nel caso delle editrici universitarie il transito alla digitalizzazione, il consolidamento crescente dell'accesso aperto in ambito accademico (ogni volta più esteso, condiviso ed imposto) ed i costumi stessi degli utenti al momento d'accedere ai testi accademici (e di utilizzarli), vanno definendo un nuovo habitat, un ecosistema mutevole, che sta ridefinendo le regole di un modello basato sino ad ora, soprattutto, sulla vendita di libri e riviste.

Con l'obiettivo di trovar risposte alle principali sfide poste dal modello da seguire per le pubblicazioni universitarie, giusto un anno fa l'Associazione di Pubblicazioni Universitarie Americane (AAUP) ha pubblicato la relazione che qui riassumiamo (Sustaining Scholarly Publishing: New Business Models for University Presses), e che nonostante il tempo trascorso non ha smesso di brillar per attualità.

La relazione si struttura in quattro parti e si chiude esponendo un gruppo di proposte e raccomandazioni. Fa la radiografia del settore, analizza a fondo le esperienze universitarie più innovatrici e promettenti delle editoriali universitarie pioniere, rivede l'emergenza di un concetto chiave –la collaborazione– tra tutti gli agenti della pubblicazione scientifica universitaria, ed infine identifica le caratteristiche e le implicazioni dei nuovi modelli, che saranno misti e mutevoli, senza dimenticare i rischi che prevedono.

Far pubblico non é pubblicare. Apportano valore le editrici universitarie?

Ora la tecnologia permette pubblicare in internet qualsiasi lavoro in fretta e con poco sforzo. Ciò non implica tuttavia che si riesca ad ottenere impatto, ovvero che si raggiunga il proprio pubblico, che sia compreso e che influisca. È per ciò che, nella prima sezione del rapporto (Assicurare un ecosistema scientifico solido), gli autori identificano i servizi a valore aggiunto che forniscono le editrici universitarie.

Assai sinteticamente, son i seguenti:

  • - Garantiscono un processo di selezione e filtraggio, di miglioramento delle prospettive e dei testi originali,e della la competenza    formale (in tipografia, disegno e edizione).
  • - Si occupano di indicizzazioni, promozioni e di metadati; della gestione dei diritti (provvista, però sino a un certo punto, dalle licenze.  Creative Commons), degli accorti di distribuzione non digitale (è prevedibile che per un certo tempo si dovrà ancora prestar attenzione ai  formati ed alla distribuzione fisica dei libri).
  • - Vigilano il multiformato (per garantire compatibilità tra formati e dispositivi, e per una qualità formale tra gli stessi), sui nuovi scenari e  mercati, e sulla disponibilità a lungo termine (per mantener vivo un catalogo spesso fatto di grandi minoranze).
  • - Hanno indipendenza finanziaria.

Tendenze della pubblicazione scientifica

Il nuovo ambiente (digitalizzazione, vendita di libri stampati in stallo, pressione per la riduzione dei prezzi dei libri elettronici, accesso aperto), marca diversi ritmi nel movimento verso la digitalizzazione. Nel caso delle riviste, la digitalizzazione ha trovato nuove vie di finanziamento, come il pay-per-view, la vendita di articoli o di pacchetti di testate, ecc.

Nel caso dei libri, al margine di un processo di digitalizzazione lento, bisogna aggiungere il problema della diversità tra i formati ed i canali, e quello dei magri benefici che danno quando si generano in un solo formato (che non son certo i benefici del libro stampato). Nella seconda parte (Nuove approssimazioni alla pubblicazione scientifica), che raccomandiamo specialmente perché vi si possono recuperare i casi d'innovazione studiati,e dove si analizza ciò che si sta facendo di nuovo.

Si distinguono quattro linee d'azione:

  1. Pubblicazione digitale dei libri in accesso aperto combinata con la pubblicazione stampata, in base alla domanda.
  2. L'accesso aperto come modello principale di pubblicazione.
  3. Pubblicazione di libri elettronici, che son messi in vendita singolarmente o in collezioni.
  4. Progetti editoriali nuovi, digitali, oltre i libri e le riviste.

Come risulta evidente nella terza parte (L'importanza della collaborazione), il futuro passa per la cooperazione tra tutti gli agenti, e già si vedono i primi risultati: le editrici universitarie collaborano con musei (per la coedizione), con le biblioteche (che partecipano nella digitalizzazione e conservazione delle fonti editoriali) e con i dipartimenti della propria università. Collaborano inoltre tra loro (per la distribuzione di libri), ma risultano reciprocamente in competizione, e dispongono di limitate economie di scala rispetto il lavoro editoriale.

Dove va la pubblicazione scientifica? Modelli di business efficaci

L'ultimo blocco della relazione (verso nuovi modelli di business) affronta i modelli emergenti. Le nuove forme di pubblicazione fornite dalla tecnologia digitale forzano il cambio nel modello di business tradizionale, così come é evidente che appariranno nuovi attori, nuove strutture, nuovi generi di rischi e nuove dipendenze.

Risulta inoltre evidente l'importanza che va acquisendo la tassa o pagamento per pubblicare (a carico dell'autore, e, in molti casi, coperti con i budget dei progetti di ricerca, o dalla propria università), così come il fatto che saranno indispensabili multiple forme di finanziamento. Facendo proprio l'insegnamento, il rapporto propone sette principali caratteristiche di modelli di business efficaci, che potremmo così riassumere:

  1. Ogni nuovo modello deve riconoscere l'ecosistema specifico della comunicazione scientifica e le interdipendenze tra le diverse parti: università, professori, biblioteche, editrici, agenzie statali, fondazioni, ecc.
  2. Il modello deve tener presente la diversità dei tipi di contenuti: libri, riviste, progetti multimediali, e deve essere compatibile (interoperativo) con altri modelli.
  3. Il modello dovrà coesistere con altri modelli: uno solo non funzionerà per tutte le discipline ed i casi.
  4. Il supporto finanziario da diverse fonti di finanziamento (università, fondazioni, altre) sarà basico.
  5. Il modello deve prevedere investimenti di capitale costanti che permettano miglioramenti continui e coprano le spese di funzionamento.
  6. Il modello deve prevedere future revisioni, perché i cicli saranno corti.
  7. Tutto ciò deve essere misurabile, e gli indicatori devono essere nuovi ( per esempio, valutare l'impatto della diffusione o il significato delle consultazioni rapide a pagine o paragrafi).

Raccomandazioni

Il rapporto si chiude con cinque grandi orientamenti, che enumeriamo molto sinteticamente:

  1. Sponsorizzare pratiche di nuovi modelli, permetterne una valutazione aperta e, soprattutto, trarre le conclusioni quando non funzionino.
  2. Incoraggiare i progetti collaborativi con le biblioteche, i centri di ricerca, le organizzazioni senza scopo di lucro e le altre editoriali. Possono offrire soluzioni a problemi di scalabilità e favorire lo sviluppo e l'uso di standard.
  3. Stimolare l'investimento in progetti sperimentali ed innovatori nelle amministrazioni universitarie ed anche nelle entità senza scopo di lucro. Il ruolo che vi giocheranno sarà chiave.
  4. Abbracciare, editrici ed università, l'accesso aperto e la discussione sul modello di business, affinché lo si renda possibile.
  5. Contare, per quanto riguarda proposte e piani su nuovi modelli di business, su tutte le parti che possano risultar coinvolte: editrici, autori, biblioteche, società, finanziatori.

La realtà delle editoriali universitarie del mondo anglosassone non è la stessa che la nostra. Nonostante ció, la necessità di trovare modelli di business nuovi la condividiamo – ed oggi più che mai. Uno dei valori di questa relazione è proprio quello d'illuminar il cammino sulle collaborazioni aperte, presentando casi d'esito e senza nasconderne gli insuccessi. Possiamo trarne grandi insegnamenti.