Gómez Hernández, José Antonio; Hernández Sánchez, Hilario; Merlo Vega, José Antonio. Prospectiva de una profesión en constante evolución [en línia]: estudio Fesabid sobre los profesionales de la información. Madrid: Fesabid, 2011. 130 p. Disponible també en paper (ISBN 978-84-930335-9-0). <http://www.slideshare.net/fesabid/estudio-fesabid-prospectiva-de-una-pro.... [Consulta: 3 gen. 2012].

Informazioni su supporti fisici e tangibili: consolidati tipi di oggetti informativi, azioni che possono essere fatte su questi stessi oggetti, conoscenze e le competenze necessarie per farle, luoghi specifici in cui si possano svolgere, utenti destinatari delle azioni e degli oggetti, delimitati e definiti dal proprio spazio e dai tipi di oggetti. Questi sono gli elementi fondamentali che formavano l'universo della professione di bibliotecario, archivista o documentalista, ambiti distinti sulla base degli stessi elementi citati.
L'informazione digitale, Internet, il Web, reti sociali, dispositivi mobile, tipologie di documenti inclassificabili, nuove conoscenze e competenze necessarie ed irraggiungibili, l'accesso a tutto, a tutti da ogni parte, campi d'azione e funzioni mutevoli e diversificate; semplificazione apparente della ricerca di informazioni, indicizzazione full-text, utenti sconosciuti e misti, creatori di contenuti, informatici, assistenti sociali, architetti dell'informazione, community managers, gestori della conoscenza... Questi sono solo un piccolo campione di una serie di elementi correlati alla professione oggigiorno; elementi che fomentano la scomparsa dei confini dell'universo conosciuto. Limiti che di per sé costituivano la definizione della professione.
La scomparsa dei confini comporta una crisi di identità che dura già da diversi anni: chi siamo e cosa facciamo? qual è il nostro profilo professionale? cosa offriamo di diverso e utile alla società?. La velocità con cui si succedono i cambiamenti e s'aggiungono nuovi elementi all'insieme, porta a riflettere, anche, sulla futura identità; cosa dovremo fare per soddisfare i bisogni sociali? come dovremo farlo? Rispondere a queste domande è una questione di sopravvivenza professionale, una condizione necessaria per spiegare alla società che siamo utili e necessari, soprattutto in una situazione di crisi come quella attuale.
Il passato 12 dicembre 2011 è stato presentato alla BNE, un'indagine sui professionisti dell'informazione che cerca di fornire dati relativi a queste domande: "Prospettive di una professione in continua evoluzione." Promosso da FESABID, lo studio ha incluso la partecipazione della Fondazione Germán Sánchez Ruipérezed ed il patrocinio di Swets.
Si tratta di uno studio completo, quantitativo e qualitativo, che è stato condotto con l'obiettivo generale di conoscere la visione del collettivo spagnolo di professionisti rigurdo il proprio profilo e sulla situazione attuale e le tendenze future. Quest'obiettivo è suddiviso in tre blocchi. Da un lato, si offre una panoramica oggettiva sulla situazione professionale e sulle caratteristiche di base del profilo contrattuale del gruppo. In secondo luogo viene esposta la percezione collettiva sul profilo professionale cosí come le attuali convinzioni riguardo ciò che può accadere nel prossimo futuro. Infine, si presenta una previsione a cinque anni, fatta da esperti in vari campi della professione basata su problemi, rischi, sfide e opportunità.
La prima parte dello studio mostra l'analisi quantitativa delle caratteristiche del settore lavorativo, ottenuto principalmente dal reperimento delle fonti statistiche del MCU e dellINE. I dati si riferiscono al 2008 e, rispetto alcune questioni, al 2009.
Gli autori stabiliscono in circa 42.000 professionisti il numero totale dei lavoratori del settore: 20.300 nelle biblioteche, 14.800 nei musei e tra 7.000 e 9.000 negli archivi.
Biblioteche, archivi e musei rappresentano lo 0,27% del totale del lavoro a tempo pieno in Spagna (un 7,6 sul totale di posti di lavoro nel settore culturale). Contrariamente a quanto avviene nel settore culturale nel suo complesso, un 60% dei lavoratori sono donne, ad eccezione delle posizioni manageriali. Oltre il 71% dei lavoratori delle biblioteche, archivi e musei sono laureati, una cifra molto più alta rispetto a quanto accade in altre aree del settore culturale, soprattutto se si considera che la metà (o più, in determinati tipi di centri) è personale di supporto. Il peso del pubblico impiego è inoltre molto più elevato rispetto ad altre professioni dello stesso settore.
I dati più completi, dettagliati ed affidabili sono quelli relativi alle biblioteche, un tipo di centri in cui esiste già da tempo una tradizione radicata nella compilazione di statistiche su base regolare da diversi anni. Gli autori evidenziano una problematica rispetto le statistiche che si riferiscono agli archivi a livello statale, così come la mancanza di dati relativi all'iniziativa privata.
Per quanto riguarda le biblioteche, quasi la metà dei lavoratori sono concentrati nella biblioteca pubblica. Mentre con riferimento al personale d'archivi e musei, il personale tecnico e direttivo è poco meno del 50% dei posti di lavoro ed il resto è personale di sorveglianza e manutenzione. Le statistiche non lasciano intravedere quale parte dello staff tecnico dei musei faccia in realtà parte del gruppo dei professionisti dell'informazione e che parte corrisponderebbe a tecnici di altre discipline, un aspetto che invece potrebbe essere importante chiarire. Il 94% del personale d'archivio ha contratti a tempo indeterminato ed il 92% è impiegato a tempo pieno, valori superiori rispetto a quelli di biblioteche e musei.
La seconda parte dello studio consisteva in un'analisi qualitativa dei dati ottenuti direttamente da 1510 professionisti attraverso un questionario disponibile in rete.
Il questionario è stato diviso in tre parti: una raccolta iniziale dei dati sul profilo, una seconda con 28 affermazioni sulla situazione presente della professione ed una sezione finale con 22 affermazioni sul futuro. Si doveva valutare secondo il grado di accordo o disaccordo alle affermazioni in una scala dallo 0 al 4. Per quanto riguarda il profilo dei rispondenti al questionario, è importante notare che il 71% lavora in biblioteche (86,2% della pubblica amministrazione), un 13,5% in centri di documentazione (50,6% del settore privato), un 8,5% in archivi e solo lo 0,5% nei musei. Inoltre, il 94% di coloro che hanno risposto al sondaggio è attualmente impiegato, solo il 9% ha meno di tre anni di esperienza nel suo lavoro mentre l'esperienza media lavorativa del settore è 14,9 anni.
Le domande sul presente ruotavano intorno alla loro percezione professionale, alla percezione circa l'ambiente organizzativo in cui stavano lavorando, alla formazione e al rapporto tra tecnologia ed il proprio profilo. Le domande sul futuro sono state pensate basandosi su tre pilastri fondamentali: l'evoluzione del profilo, l'evoluzione delle istituzioni e lo sviluppo dei servizi in relazione alla tecnologia. I risultati circoscrivono le affermazioni che hanno ottenuto un maggiore consenso rispetto l'accordo o il disaccordo.
Si riconosce che il modo di lavorare è cambiato notevolmente negli ultimi anni, ma in generale non si considera necessario modificare il proprio profilo. Allo stesso tempo si ritiene che il profilo professionale cambierà, che sarà ibrido e non strettamente documentale, anche se il gruppo continuerà a considerarsi professionale dell'informazione. Per la maggior parte il ruolo dei formatori in informazione sarà molto importante.
Gran parte del collettivo crede di possedere una buona formazione professionale, sebbene consideri necessario un riciclo continuo, specialmente in tecnologia. Parallelamente molte persone sostengono che l'istruzione universitaria non si adegua al mercato e che l'offerta di formazione continua nemmeno è adeguata; opinioni queste espresse in forma più contundente dal personale dei centri di documentazione del settore privato e musei, insieme alle persone con meno di 3 anni contratto.
Si ritiene necessaria ed utile la tecnologia e si ritiene inoltre che le organizzazioni non vi investano abbastanza o non incoraggino l'innovazione. Esiste un ampio consenso circa l'opportunità di disporre di risorse e servizi online e dispositivi mobili. Si valorizzano in particolare, come elementi positivi a breve termine, quelle tecnologie legate al web sociale. Tuttavia, si ritiene che gli spazi, i servizi e le risorse in loco coesisteranno con le tematiche, e che le collezioni fisiche rimarranno le risorse informative più importanti.
Anche se si riconosce chiaramente la necessità di lavorare e collaborare con altri professionisti, si ritiene di aver concesso spazio professionale ad altri collettivi. Si afferma che la professione non è ben valutata, ne' nelle organizzazioni stesse da altri professionisti, ne' in seno alla società in generale. Il collettivo inoltre non si sente ben rappresentato dalle associazioni professionali.
I professionisti in generale credono che i servizi in cui lavorano siano ben orientati, evidenziano infatti la necessità di un cambiamento diffuso solo gli archivisti e operatori museali. In generale, si riscontra ampia soddisfazione professionale del collettivo rispetto la propria situazione occupazionale e si rileva poca voglia di cambiare lavoro e profilo professionale.
L'ultimo blocco dello studio mira a fornire una previsione della professione a cinque anni, scritta da 24 esperti riconosciuti provenienti da diverse specialità e aree geografiche: 3 del mondo degli archivi, 9 delle biblioteche, 8 dei centri di documentazione e 4 collegati all'insegnamento ed alla ricerca.
Gli autori stessi ci informano su alcune differenze nella prospettiva degli esperti e le potenziali tendenze future rilevate dai professionisti in esercizio. È possibile che queste differenze siano causate dalle differenze nei profili dei due gruppi di studio. Nel primo caso si parla principalmente di bibliotecarie (con oltre il 75% di donne) sopra i 35 anni e che da anni lavorano nella pubblica amministrazione, mentre il panel di esperti è molto più rappresentativo dei centri di documentazione e si aggiunge una visione didattica e di ricerca.
La metodologia utilizzata in questa parte è stato lo studio Delphi, con due questionari gestiti in due fasi. La prima di otto blocchi di domande con risposte aperte, che consentisse la raccolga degli elementi ritenuti più importanti e comuni, e una seconda con questionario con una struttura più rigida, con 161 affermazioni raggruppate in sei aree che dovevano essere valutate da 0-4 a seconda del grado d'accordo. Sulla base delle affermazioni con maggiore consenso o disaccordo, gli autori forniscono conclusioni realtive alle questioni da affrontare e le opportunità che si dovranno cogliere.
Uno dei problemi con maggior accordo è la probabile riduzione dell'offerta di servizi e di qualità, dovuta alle politiche dei tagli motivate dalla crisi attuale.
La scarsa proattività, l'immobilità, la dipendenza dall'amministrazione pubblica o la messa a fuoco sui curricula, sono altri problemi che gli esperti individuano con riferimento all'evoluzione della professione.
Si constata uno squilibrio tra l'offerta di servizi attuali ed i servizi richiesti dagli utenti. Inoltre, e anche in relazione agli utenti, preoccupa la disintermediazione nell'accesso alle informazioni, prodotta dall'opinione secondo cui le risorse di Internet sono sufficienti ed anche per la sopravvalutazione delle competenze informatiche rispetto quelle informazionali.
Con riferimento alle opportunità individuate, si ritiene che l'uso universale della tecnologia espanda le possibilità di fornire servizi di informazione, ma anche le competenze professionali nella selezione e filtraggio dei contenuti, servizi considerati necessari in relazione all'evoluzione sociale. Si pensa che la generalizzazione dei servizi digitali obbliga a fornire una maggiore qualità e una maggiore domanda, tra cui ci sarebbero quelli correlati con l'orientamento e la personalizzazione dei servizi via web, con la formazione in formazione e con l'aassistenza a gruppi specifici. Tali servizi sono visti come opportunità per aumentare il valore dell'attività del personale dell'informazione.
Lo studio constata la difficoltà di ottenere dati fuori del settore pubblico e delle biblioteche tradizionali. E' possibile che in questi dati sconosciuti si trovino risposte interessanti e utili ad alcune domande sul futuro. Servizi di personalizzazione, filtraggio, progettazione di sistemi di stoccaggio e recupero, gestori e selettori d'informazioni utili e necessarie ... son servizi molto importanti nel mondo dell'impresa privata, in quanto direttamente correlati alla produttività ed alla sopravvivenza delle stesse aziende. Trova il modo di accedere a questi dati il prima possibile potrebbe essere un'altra delle sfide più immediate.
