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Le sfide nella gestione dei dati di ricerca [1]

Inviato da Àngel Borrego [2] il Mar, 06/11/2012 - 17:34
  • gestione [3]
  • dati primari [4]
Ángel Borrego
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona
 

van der Graaf M, Waaijers L (2011). A surfboard for riding the web: towards a four country action programme on research data. Disponible a:
http://www.knowledge-exchange.info/Admin/Public/DWSDownload.aspx?File=%2fFiles%2fFiler%2fdownloads%2fPrimary+Research+Data%2fSurfboard+for+Riding+the+Wave%2fKE_Surfboard_Riding_the_Wave_Screen.pdf [5]
 
Kotarski R, Reilly S, Schrimpf S, Smit E, Walshe K (2012). Report on best practices for citability of data and on evolving roles in scholarly communication. Disponible a:
http://www.alliancepermanentaccess.org/wp-content/uploads/downloads/2012/08/ODE-ExecutiveSummary-ReportBestPracticesCitabilityDataEvolvingRolesScholarlyCommunication.pdf [6]
 
Dallmeier-Tiessen S, Darby R, Gitmans K, Lambert S, Suhonen J, Wilson M (2012). Compilation of results on drivers and barriers and new opportunities. Disponible a:
http://www.alliancepermanentaccess.org/wp-content/uploads/downloads/2012/08/ODE-CompilationResultsDriversBarriersNewOpportunities1.pdf [7]
 

Jahnke L, Asher A, Keralis S. (2012). The problem of data. Disponible a: http://www.clir.org/pubs/reports/pub154/pub154.pdf [8]  [8]

La gestione dei dati primari di ricerca è una delle questioni d'attualità nel nostro ambito professionale, che si palesa nella proliferazione di studi pubblicati durante gli ultimi mesi riguardo questa tematica.

A novembre 2010 si rassegnavano, su questo stesso Blog (1), i risultati di uno studio incaricato dalla Commissione Europea sui costi ed i benifici della messa in funzionamento di una infrastruttura di dati scientifici a livello europeo.

In quel rapporto gli autori proponevano diverse azioni per concretizzare questa realtà entro l'anno 2030. Ma non si è dovuto attendere tanto per vedere i primi risultati, infatti a novembre 2011 si pubblicava un primo lavoro (2) che presentava la situazione della gestione dei dati di ricerca in Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Regno Unito, al fine di avviare iniziative comuni in questo settore. Il rapporto iniziava analizzando gli incentivi che possano motivare i ricercatori a condividere i dati di ricerca: l'ottenimento di un riconoscimento simile a quello che ricevono per le loro pubblicazioni, l'adozione di questa attitudine come qualcosa che fa parte della cultura scientifica, o l'obbedienza ai mandati delle agenzie di finanziamento e delle riviste scientifiche. Un secondo aspetto analizzato riguarda le iniziative di formazione dei professionisti - tanto scientifici che bibliotecari – che dovranno gestire questi dati. Infine, il rapporto si approssimava alle caratteristiche che dovrà presentare la futura infrastruttura d'immagazzinamento dei dati scientifici, partendo dall'analisi dei depositi nazionali già disponibili nei quattro paesi considerati, includendo le loro necessità di finanziamento.

Un'opzione per condividere i dati di ricerca è quella di renderli disponibili come materiale allegato agli articoli delle riviste. Su questa questione abbiamo già presentato sul Blog (3) un primo studio di risultati del progetto europeo ODE(Opportunities for Data Exchange, 4). Quest'estate il gruppo di progetto ha pubblicato due nuovi rapporti. Il primo (5) analizza il problema delle citazioni di dati come elemento chiave: per conferire credito agli autori del dataset, per conservare una traccia dell'evidenza empirica delle ricerche antecedenti e per favorire la scoperta ed il ri-uso dei dati da parte di altri ricercatori. Partendo da un centinaio di risposte ad un'indagine erogata da LIBER (6) tra i bibliotecari, si son volute stabilire le basi per alcune convenzioni, ad esempio quali metadati si dabbano includere nella citazione dei dati, come citare i diversi contributi nell'elaborazione di un dataset o come citare dataset in constante aggiornamento. Lo studio sottolinea inoltre la necessità dell'uso di URL permanenti e l'uso di formati che permattano sviluppare metriche s'utilizzo dei datasets. L'indagine inoltre raccoglie le opinioni dei bibliotecari rispetto le problematiche poste dai propri utenti in quest'ambito, oltre il tipo di supporto che attualmente offrono e le loro rispettive necessità di formazione. I risultati mettono a nudo l'importanza per le biblioteche di generare questa funzione nel breve periodo, nonostante le richieste da parte dei ricercatori siano ancora scarse.

Il secondo rapporto (7), derivato dal progetto ODE, si concentra sull'identificazione degli incentivi e delle barriere che incontrano gli attori coinvolti nell'uso condiviso dei dati di ricerca. Nel corso delle interviste realizzate con gli esperti, gli autori hanno identificato una decina di tematiche rilevanti, che si analizzano nel rapporto: il ruolo degli editori, quali agenti del processo di comunicazione scientifica, avrá maggior rilevanza in quest'ambito data la relazione esistente tra i dati scientifici e le pubblicazioni che né derivano; il finanziamento delle strutture di immagazzinamento dei dati; i formati di citazione per il successivo reperimento; la visibilità pubblica dei dati in aree sensibili come il cambio climatico o la salute; il radicamento di una cultura scientifica che condivida i dati; le politiche ed i contesti legali nazionali; gli incentivi ai ricercatori per la condivisione, o i controlli di qualità sui dati.

Infine, lo scorso agosto, il Council of Library and Information Resources (CLIR, 8) pubblicava il lavoro "The Problem of Data" (9) che raggruppa due rapporti sulla questione. Il primo presenta i risultati di uno studio qualitativo, svolto tra una ventina di ricercatori in scienze sociali di cinque università nord-americane, per conoscere le loro pratiche di gestione dei dati. I risultati mostrano che i ricercatori non ricevono formazione in quest'ambito, che non prestano gran attenzione alla conservazione sul lungo periodo dei dati di ricerca (assorti dalla necessità di pubblicar) e che non conoscono i servizi che le biblioteche possono erogare in questo terreno, giacché le vedono come dispensatrici di beni (libri ed articoli) piuttosto che come erogatori di servizi. In relazione ai risultati dello studio, una delle principali difficoltà nella gestione dei dati radica nel loro complesso ciclo di vita durante tutto un progetto: distinti ricercatori possono partecipare alla loro raccolta, frequentemente procedendo da diverse fonti e sovente si presentano con diversi formati. Una volta chiuso un progetto di ricerca, pochi ricercatori hanno a disposizione del tempo necessario per accoppiare i metadati, soprattutto in funzione della scarsa ricompensa che otterranno a confronto con la pubblicazione dei risultati. Da notare lo scarso peso che alcuni ricercatori assegnano ai dati, sulla base delle scarse esperienze di riutilizzo successivo.

La formazione è una tematica che si tocca nel secondo rapporto della pubblicazione del CLIR. Si tratta di un breve lavoro che analizza l'offerta formativa nell'ambito della gestione dei dati di ricerca delle scuole nordamericane di bibliotecnomia e documentazione, e tratta anche delle caratteristiche di altre offerte formative in quest'ambito. Attualmente sono cinque le scuole che offrono qualche tipo di certificazione formativa in quest'area, nel quadro di alcuni master, ed addizionalmente si stanno diffondendo programmi che formano ricercatori post-dottorato in gestione dei dati di ricerca.

In sostanza, questo ventaglio di pubblicazioni sottolinea il crescente interesse per un ambito che diventerà una nicchia di mercato per le biblioteche universitarie e di ricerca nei prossimi anni. Il volume di produzione bibliografica sulla tematica, la propria diversità ed i medesimi contenuti dei rapporti, fanno palese, d'altra parte, l'elevato numero di punti interrogativi senza risposta. La necessità d'incentivare i ricercatori nella condivisione dei dati - quando ancora l'accesso aperto non si è consolidato nelle loro pubblicazioni - e la necessità di formazione in un terreno tanto complesso, che necessiterà di lavoro congiunto tra ricercatori e bibliotecari, son tematiche ricorrenti in un ambito dalle molteplici sfide.


(1) http://www.ub.edu/blokdebid/ca/content/una-plenamar-de-dades [9]
(2) van der Graaf M, Waaijers L (2011). A surfboard for riding the web: towards a four country action programme on research data. http://www.knowledge [10]-exchange.info/Admin/Public/DWSDownload.aspx?
File=%2fFiles%2fFiler%2fdownloads%2fPrimary+Research+Data%2fSurfboard+for+Riding+the+Wave
%2fKE_Surfboard_Riding_the_Wave_Screen.pdf
(3) http://www.ub.edu/blokdebid/ca/content/enriquir-les-publicacions-amb-dades [11]-
emp%C3%ADriques-0
(4) http://www.alliancepermanentaccess.org/index.php/community/current-projects/ode/ [12]
(5) Kotarski R, Reilly S, Schrimpf S, Smit E, Walshe K (2012). Report on best practices
for citability of data and on evolving roles in scholarly communication. http://
www.alliancepermanentaccess.org/wp-content/plugins/download-monitor/download.php [13]?
id=Report+on+Best+Practices+for+Citability+of+Data+and+on+Evolving+Roles+in+Scholarly+Commu
nication
(6) http://www.libereurope.eu [14]
(7) Dallmeier-Tiessen S, Darby R, Gitmans K, Lambert S, Suhonen J, Wilson M (2012). Compilation of
results on drivers and barriers and new opportunities.
http://www.alliancepermanentaccess.org/wp-content/plugins/download-monitor/download.php [13]?
id=Compilation+of+Results+on+Drivers+and+Barriers+and+New+Opportunities
(8) http://www.clir.org [15]
(9) Jahnke L, Asher A, Keralis S. (2012). The problem of data. http://www.clir.org/pubs/reports/ [16]pub154/pub154.pdf
 

 


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