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La conservazione dei dati: situazione attuale e futuro prossimo [1]

Inviato da Alexandre López... [2] il Mer, 04/12/2013 - 11:37
  • conservazione digitale [3]
  • data curation [4]
  • conservazione dei dati [5]
  • openAIRE [6]
Alexandre López-Borrull
Estudis de Ciències de la Informació i de la Comunicació [professor]
Universitat Oberta de Catalunya (UOC)
 

National Information Standards Srganisation (NISO) (2013). Information Standards Quarterly. EEUU, MA: NISO. Vol. 25. Núm. 3. 44 p. [Consulta: 2/12/2013]. Disponible a: <http://www.niso.org/apps/group_public/download.php/11593/isqv25no3.pdf [7]>. ISSN 1041-0031.

 

L'ultimo numero che la National Information Standards Organization [8] (NISO) ha pubblicato si focalizza sulla Data Curation [9], (o anche "cura dei dati" in italiano), un tema di grande attualità vista la tendenza, e il dibattito aperto nella comunità scientifica, a preservare, e possibilmente a collegare ad articoli scientifici, dati di ricerca per un loro riutilizzo. Per affrontare il tema, oltre all'editoriale ci sono quattro articoli che si accostano alla tematica da differenti ambiti (Chimica, Archeologia, Scienze della Terra) e con l'esperienza e la conoscenza generate in OpenAIR [10]E.

Il documento inizia con un editoriale scritto da Sarah Callaghan che, al presentare il numero con una sintesi di tutti gli interventi, difende la necessità di creare standard che consentano una adeguata conservazione digitale; esaminando perciò dati di progetti di ricerca, pubblicazioni e letteratura grigia, metodologie e risultati di laboratorio. Tanti dati, difende Callaghan, possono essere conservati solo se il processo si automatizza, e questo si ottiene solo con strutture ed ontologie standardizzate.

Il primo articolo, Data Curation: Issues in the Chemical Sciences, scritto da Colin B. Bird, Cery Willoughby, Simon J. Colas e Jeremy G. Frey, inizia rendendo evidente che la scienza dipende moltissimo dalla preservazione e dall'aggiunta di valore alla ricerca fatta in precedenza, e ciò include i dati, sia i grezzi (raw data [11]) che i derivati. Pertanto, sostengono gli autori, la Scienza dipende fortemente dalla conservazione. Durante tutto l'articolo si menzionano diversi documenti che fanno referenza alla tematica, alcuni dei quali scritti dagli stessi autori.

Per gli autori i metadati sono un ingrediente basico per la conservazione dei dati, soprattutto dal punto di vista non solo del recupero, dello scambio o dell'identificazione, quanto soprattutto della cattura del contesto, che identificano come un bisogno fondamentale nel ciclo della ricerca. In questo senso, affermano che la sfida dei chimici sarà comprendere e accettare l'importanza del contesto e la schermata appropriata e con sufficiente descrizione (metadati) al momento giusto. Dal mio punto di vista è importante sottolineare il ruolo che gli autori assegnano a bibliotecari e a professionisti dell'informazione nell'assistenza al processo, tanto diretta come in forma di assistenza nella formazione dei chimici per conservare essi stessi i loro risultati.

Considerando la conservazione in modo pratico, gli autori citano una bibliografia variata che supporta l'idea che ancora oggi i chimici: 1. utilizzano documenti cartacei (quaderni di laboratorio) come documento di lavoro abituale; 2. utilizzano molto software privati; 3. nella ricerca in collaborazione sono dipendenti dall'intercambio di e-mail di tipo interpersonale. La sfida quindi è cambiare questi sistemi di lavoro che sembrano incompatibili con una corretta conservazione digitale. Questo, dicono, non sarà ovviamente rapido, e ci vorrà formazione e promozione. Ed il ruolo, ancora una volta, dei professionisti dell'informazione sarà centrale. Infine, ritengo opportuno ricordare come in diversi momenti dell'articolo si enfatizzano punti critici associati alle spese di conservazione (libera traduzione di burden of curation), nel doppio significato di onere e di costo.

Nel secondo articolo, Data Curation in the OpenAIRE Scholarly Communication Infrastructure, i redattori Jorchen Schirwagen, Paolo Manghi, Natalia Manola, Lukasz Bolikowski, Najla Rettberg y Birgit Schimidt, presentano la iniziativa OpenAIRE (Open Access Infrastructure for Research in Europe) pensata per la gestione di pubblicazioni migliorate (traduzione di enhanced publication), vale a dire pubblicazioni in comunicazione accademica accompagnate da svariata informazione (progetti di finanziamento, fonti di dati, citazioni, pubblicazioni analoghe, metriche) che le danno una maggiore profondità così come la capacità di essere meglio comprese e riutilizzate.

Ray Moore e Tim Evans, dal loro canto, nell'articolo Preserving the Grey Literature Explosion: PDF/A and the Digital Archive, presentano l' Archaeological Data Service [12] (ADS), creato nel 1996 come guida per la preservazione dei documenti in Archeologia, ma anche per la loro creazione e come guida di buone azioni per renderlo possibile. In una campo con moltissima letteratura grigia, si occupa anche della sua preservazione e messa a disposizione per un suo riutilizzo.

Nello stesso articolo si decrive come il formato PDF (Portable Document Format) si trasforma in uno standard e come ne fanno uso nel progetto PDF / A (archival) [13] quale formato di preservazione nelle sue diverse versioni, PDF/A-1, A-2 y A-3, i vantaggi ottenuti e le difficoltà che considerano per il futuro.

Infine, l'ultimo articolo, Ensuring the Long Term Impact of Earth Science Data through Data Curation and Preservation scritto da Esther Conway, Sam Sepla, Wendy Garland, David Hooper, Fulvio Marelli, Luca Liberti, Emanuela Piervitali, Katrin Molch, Helen Espada y Lucio Badiali, presenta i vantaggi della conservazione e preservazione dei dati nel campo delle Scienze della Terra. Queste provengono sia dalla capcità di poter studiare i dati sia dal poder prevedere comportamenti.

Così, dalla loro esperienza nella Science Data Infrastructure for Preservation (SCIDIP-ES) citano i guadagni nella conoscenza su disastri naturali e su temi di salute, energia, clima, acqua, ecosistemi ed agricoltura, osservando il risultato ottenuto dagli investimenti compiuti, l'innovazione nell'interoperabilità, la ripartizione dei costi, come hanno evitato la duplicazione delle risorse e la crescita della responsabilità sociale ed ambientale.

Pertanto, si tratta di un numero monografico per verificare le potenzialità e le sfide della conservazione dei dati in un momento di grande attualità di questa tematica nella letteratura. Consigliato anche per i gestori di repository ed esperti in preservazione digitale.
 


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