Santa Maria del Soccorso, Mistretta
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Autoria
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Giuseppe Verde, Giovanni Travagliato
Nom
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Santa Maria del Soccorso, Mistretta
Dades cronològiques
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circa 1400
Ordes
BenedictinesDe 1400 a 1550
Comunitats relacionades
- Historia Comunitat
-
La prima notizia documentale su questo complesso monastico si trova in un atto stipulato nel 1494, rinnovato nel 1498, in cui la madre badessa del tempo, "donna" Paola Visconti, vendeva una casa, pervenuta precedentemente al monastero dalla dote di certa suor Maddalena Chiaramonte, al nobile don Luigi Sanfratello. La vendita di questo immobile fruttò al convento cento capre, o meglio, sessanta "capras grossas", sei "hircos grossos", venti “haedas magnas" e quattordici chaverilecti masculi (caprette), date a censo annuo a tale Pietro Spinnato "de casale sancti Stephani", che avrebbe pagato ogni anno, nel giorno della festa di s. Giovanni Battista, un onza e tre tarì Arch. di Stato di Messina, fondo Cor. Relig. Soppresse, n. inv. 448, ff.315r ss., in Travagliato 1995).
Altro documento sul monastero lo riporta Paolo il Magnifico, dottore in "ambo i diritti", sindaco del centro nebroideo nel 1498, questi "ebbe il merito di aver sussidiato la scuola monastica dei Domenicani ed il monastero delle Benedettine, dove venivano educate le bambine e le giovani amastratine alla moralità " (Bartolotta 1990, p. 136).
Del 2 aprile 1559 è un "contractus venditionis" riguardante una casa situata "in quarterio Divi Salvatoris", pervenuta al monastero posto ancora “extra moenia" dalla dote di "suoro Benigna de Guliuzo", stipulato tra la badessa Sigismonda Franzone e magistro Petro de l’Agnello (Arch di Stato di Messina, fondo Cor. Relig. Soppresse, n. inv.448, ff.227r ss, in Travagliato 1995).
Visto che il vecchio edificio, "ch’è fora di questa, città ... minazza ruina dentro".... "fuor dell'abitato e distante da esso un quarto di miglio", fu deciso il suo spostamento "intus civitatem". Questo dato era riportato nell’atto di vendita, stipulato tra il proprietario, il giurato Diolaiuti Nigrelli, e l’università di Mistretta; si trattava di una "domum magnam, collateralem confìnanti cum venerabili ecclesia sancti Sebastiani, ex alio latere cum fonte puplica aque huius civitatis Mistrecte". L'atto, stilato il 5 aprile 1568, concedeva il fabbricato al nascente Monastero di s. Maria del Soccorso; vi era riportato: "...Magnifici Sebastianus lo Piczuto, Paulus de Gangucia et Fidericus de Glorioso, iurati civitatis Mistrette ... promiserunt iuxta formam novi ritus Magne Regie Curie volentes scriptos conformes reddere capitulis Tridentini consilii et considerantes et attendentes honorii ditte Universitatis et monasterii monialium ditte civitatis de ordine sancti Benedicti sub titulo sancte Marie lo Succurso intreducatur intus dictam civitatem et quam per predecessores iuratos fuit empta domus magnifici Diolaiuti lo Nigrello, ... concesserunt et concedunt predicto monasterio sub titulo sancte Marie lo Succurso de ordine sancti Benedicti ditte civitatis Mistrette ... predictam domum magnam quam magnifici predecessores iurati emerunt a magnifico Diolaiuti lo Nigrello existentem in ditta civitate Mistrette in quarterio sancti Sebastiani soleratam prope ecclesiam sancti Sebastiani...". Il documento è custodito all'Archivio Storico Comunale di Mistretta ed un'altra copia la conservavano anche le religiose; vi era inoltre, anche un atto successivo, da cui abbiamo la conferma che lo stesso immobile passava alle monache (Travagliato 1995).
La domus magna era prospiciente la piazza, l’antica "pietra plana", e da dimora aristocratica era diventata la sede definitiva del monastero; accanto, dopo pochi anni, le monache edificarono la loro chiesa addossandola alla fontana-bevaio, da cui i mistrettesi per secoli avevano attinto l'acqua, "’u fruscio", dedicandola a s. Rocco e arricchendola negli anni di numerose opere d’arte.
Con la vicina chiesa di s. Sebastiano, le monache istaurarono alcuni rapporti, testimoniati da diversi documenti. Il 27 settembre 1590 la badessa Virginia Campo, stilò un contratto con il cappellano e la confraternita di s. Sebastiano inerente l’adorazione eucaristica per il successivo mese di ottobre da effettuare in questa chiesa (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n.inv.448, ff.475r ss); in conseguenza di questo, al monastero fu concesso, dai responsabili della confraternita, di creare un varco nel muro mediano per "fare una grada corrisponnente in detta cappella di santo Sebastiano" (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n. inv.448, ff.475r ss.). Per ricambiare la disponibilità dimostrata, la badessa del monastero si prodigò intercedendo con il Visitatore Generale di Cefalù, allora "in discursu visitae", affinché venissero restituiti alla chiesa di s. Sebastiano dei locali annessi, precedentemente ceduti a tale "cretena" Margherita Martino, per adibirli a "cappella bellissima" in cui "reponiri la figura di detto santo per stare con piò devotioni et commoditati" (Travagliato 1995, p. 186).
Un altro atto rilevante, relativo a questo monastero, è inserito in una giuliana del 1598 (Arch. Stor. Parrocchiale di Santa Lucia, Mistretta, Giuliana del 1598, f.l7n), con altre notizie preziose su questo periodo della vita del cenobio ed un elenco di sacerdoti del tempo, di cui, oltre ai nomi, venivano citati anche gli incarichi pastorali: don Filippo Pizzuto, don Giuseppe Iudicello e don Francesco Ortoleva, tutti cappellani e significativamente arcipreti. Del Pizzuto era anche annotato un atto illegittimo commesso in buona fede, il "trasferimento" di un pallio d’altare nuovo, tra l’altro acquistato a sue spese, dalla chiesa Madre al Monastero, in seguito recuperato.
Sulle strutture del vecchio monastero abbandonato nel 1569 venne edificato il convento dei cappuccini, rimasto attivo fino alla soppressione degli enti religiosi del 1869; della precedente struttura questi ultimi ereditarono un quadro di “San Ben. e di San Plac.", (così nel testo del documento, probabilmente san Benedetto e san Placido), conservato in sagrestia (Bartolotta 1990, p. 137).
Trentasette erano le monache ospitate nel monastero negli anni tra il 1601 e il 1633, periodo in cui erano badesse suor Virginia Campo e suor Serafina Scarpuzza; nel 1619, il Pirri ne annotava presenti 31 (24 monache, 4 novizie e 3 converse), quantificando la rendita annua del monastero in 361 once e 24 tari (Pirri,1733, p. 832). Qualche anno più tardi, nel 1646, con badessa "donna" Fulgenzia Valenti, il numero di religiose, sempre figlie di notabili locali, era salito a 32, più tre "servitrici" .
Altro carteggio successivo riguardante il monastero è costituito da due verbali ed un inventario, redatti in occasione di tre visite pastorali, effettuate rispettivamente negli anni 1645 (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n.inv.448, ff.lr-2v), 1734 e 1750. Nel primo erano riportate notizie sul monastero, denominato di San Rocco, tra le "ordinacioni particulari per la chiesa e monasterio di san Rocchio" fatte dal vescovo di Cefalù mons. Marcantonio Gussio, in visita a questa struttura nei giorni 19-23 giugno 1645, mentre ne era badessa suor Fulgenzia Valenti.
La seconda visita, effettuata da mons. Valguarnera a Mistretta dal 7 febbraio al 10 marzo 1734, mentre ne era badessa suor Gertrude Agnello, era descritta nella relazione relativa: "monsignore illustrissimo Valguanera ave entrato processionalmente e con tutta pompa in questa città di Mistretta, ricevuto da gl'amorevoli sudditi e da tutto il popolo con tutta venerazione, ed entrato nella chiesa de’ PP. Capuccini, nella medesma si è vestito pontificalmente, e, postosi a cavallo con mitra e bacolo, è stato portato processionalmente dalle compagnie e padri di detto convento, come da tutto il reverendo clero, sotto il badalchino portato dalli spettabili giurati, la briglia dal capitano e le staffe dalli giudici di questa suddetta città ed arrivati incanti la porta della matrice, ave scalvaccato, e, ricevuto l’incenso dal molto reverendo vicario, si è cantato il Te Deum laudamus, e poi, seguitate le funzioni descritte nel Pontefìcale Romano, è salito in solio, le si è prestato l’ubidienza tutto il reverendo clero con la genuflessione ed il bacio della sagra mano, come han fatto li spettabili giurati e capitano, e poi, data la benedizione al popolo, ha principiato la visita". (A.S.D.Cefalù, "Visite pastorali"). Nella stessa relazione, il prelato perorava le direttive date nella precedente visita del 1645 non ancora espletate.
Nell’inventario, redatto il 24 settembre 1750 dal sacerdote don Felice Mandato mentre era badessa suor Anna Gallegra, oltre a descriversi la chiesa, si allegava il "rollo, seu inventario del patrimonio del monastero " (costituito da beni mobili e stabili urbani e rusticani, rendite, proprietà in denaro o in frumento, oliveti, vigneti, censi, ecc.), praticamente gli introiti e le inevitabili spese per la manutenzione degli stessi beni, il sostentamento delle suore, il culto e la carità.
Della prassi attuata per l’elezione delle badesse, solamente in documenti relativi all'inizio dell'‘800 si hanno indicazioni; era descritta nella designazione, in quegli anni, appunto, della Armao e Valdina, succeduta ad Anna Maria Allegra, in cui, oltre alla regola benedettina, erano state attuate tutte le indicazioni impartite dal Concilio di Trento. Il voto, scrupolosamente segreto, era espresso dalle suore riunite in capitolo alla presenza della badessa precedente e del "mastro notaio", la nuova eletta rimaneva in carica per tre anni (Archivio di Stato di Messina, fondo Corporazioni religiose soppresse, n. inv.490, f.lr).
Con l’arrivo dei garibaldini e la successiva Unità d’Italia, furono varate leggi di soppressione delle corporazioni ed istituti religiosi; anche questo monastero con il suo patrimonio di beni mobili ed immobili fu soppresso; la chiesa già pericolante, fu ben presto demolita, trasferendo il suo contenuto altrove grazie all'opera dell'ultima badessa, suor Scolastica Di Salvo.
Nel 1862, a seguito di delibera della giunta municipale, furono riportate nel plesso del Collegio di Maria le scuole elementari femminili, chiamando da quel momento l’edificio "delle ex-benedettine".
Tra il 1875 e il 1879 si susseguirono le infruttuose prese di posizione delle giunte comunali per l'acquisizione dell'edificio al patrimonio pubblico, in modo da trasformarlo in scuole.
Il 12 novembre 1880 venne chiesto lo sgombero delle ultime sette monache ancora trincerate nel convento, per adibirlo a nuove funzioni.
Nel 1884 era attestata l’esistenza dell’Ufficio Postale nei locali del parlatorio dell’ex convento e 1’"ospitalità", data dalle monache rimaste, ad un intero reggimento, per le cui spese, la badessa, chiese un puntuale risarcimento al Comune.
S. Rocco o Santa Caterina
- Edifici Arquitectura
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La prima notizia documentale su questo complesso monastico si trova in un atto stipulato nel 1494, rinnovato nel 1498, in cui la madre badessa del tempo, "donna" Paola Visconti, vendeva una casa, pervenuta precedentemente al monastero dalla dote di certa suor Maddalena Chiaramonte, al nobile don Luigi Sanfratello. La vendita di questo immobile fruttò al convento cento capre, o meglio, sessanta "capras grossas", sei "hircos grossos", venti “haedas magnas" e quattordici chaverilecti masculi (caprette), date a censo annuo a tale Pietro Spinnato "de casale sancti Stephani", che avrebbe pagato ogni anno, nel giorno della festa di s. Giovanni Battista, un onza e tre tarì Arch. di Stato di Messina, fondo Cor. Relig. Soppresse, n. inv. 448, ff.315r ss., in Travagliato 1995).
Altro documento sul monastero lo riporta Paolo il Magnifico, dottore in "ambo i diritti", sindaco del centro nebroideo nel 1498, questi "ebbe il merito di aver sussidiato la scuola monastica dei Domenicani ed il monastero delle Benedettine, dove venivano educate le bambine e le giovani amastratine alla moralità " (Bartolotta 1990, p. 136).
Del 2 aprile 1559 è un "contractus venditionis" riguardante una casa situata "in quarterio Divi Salvatoris", pervenuta al monastero posto ancora “extra moenia" dalla dote di "suoro Benigna de Guliuzo", stipulato tra la badessa Sigismonda Franzone e magistro Petro de l’Agnello (Arch di Stato di Messina, fondo Cor. Relig. Soppresse, n. inv.448, ff.227r ss, in Travagliato 1995).
Visto che il vecchio edificio, "ch’è fora di questa, città ... minazza ruina dentro".... "fuor dell'abitato e distante da esso un quarto di miglio", fu deciso il suo spostamento "intus civitatem". Questo dato era riportato nell’atto di vendita, stipulato tra il proprietario, il giurato Diolaiuti Nigrelli, e l’università di Mistretta; si trattava di una "domum magnam, collateralem confìnanti cum venerabili ecclesia sancti Sebastiani, ex alio latere cum fonte puplica aque huius civitatis Mistrecte". L'atto, stilato il 5 aprile 1568, concedeva il fabbricato al nascente Monastero di s. Maria del Soccorso; vi era riportato: "...Magnifici Sebastianus lo Piczuto, Paulus de Gangucia et Fidericus de Glorioso, iurati civitatis Mistrette ... promiserunt iuxta formam novi ritus Magne Regie Curie volentes scriptos conformes reddere capitulis Tridentini consilii et considerantes et attendentes honorii ditte Universitatis et monasterii monialium ditte civitatis de ordine sancti Benedicti sub titulo sancte Marie lo Succurso intreducatur intus dictam civitatem et quam per predecessores iuratos fuit empta domus magnifici Diolaiuti lo Nigrello, ... concesserunt et concedunt predicto monasterio sub titulo sancte Marie lo Succurso de ordine sancti Benedicti ditte civitatis Mistrette ... predictam domum magnam quam magnifici predecessores iurati emerunt a magnifico Diolaiuti lo Nigrello existentem in ditta civitate Mistrette in quarterio sancti Sebastiani soleratam prope ecclesiam sancti Sebastiani...". Il documento è custodito all'Archivio Storico Comunale di Mistretta ed un'altra copia la conservavano anche le religiose; vi era inoltre, anche un atto successivo, da cui abbiamo la conferma che lo stesso immobile passava alle monache (Travagliato 1995).
La domus magna era prospiciente la piazza, l’antica "pietra plana", e da dimora aristocratica era diventata la sede definitiva del monastero; accanto, dopo pochi anni, le monache edificarono la loro chiesa addossandola alla fontana-bevaio, da cui i mistrettesi per secoli avevano attinto l'acqua, "’u fruscio", dedicandola a s. Rocco e arricchendola negli anni di numerose opere d’arte.
Con la vicina chiesa di s. Sebastiano, le monache istaurarono alcuni rapporti, testimoniati da diversi documenti. Il 27 settembre 1590 la badessa Virginia Campo, stilò un contratto con il cappellano e la confraternita di s. Sebastiano inerente l’adorazione eucaristica per il successivo mese di ottobre da effettuare in questa chiesa (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n.inv.448, ff.475r ss); in conseguenza di questo, al monastero fu concesso, dai responsabili della confraternita, di creare un varco nel muro mediano per "fare una grada corrisponnente in detta cappella di santo Sebastiano" (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n. inv.448, ff.475r ss.). Per ricambiare la disponibilità dimostrata, la badessa del monastero si prodigò intercedendo con il Visitatore Generale di Cefalù, allora "in discursu visitae", affinché venissero restituiti alla chiesa di s. Sebastiano dei locali annessi, precedentemente ceduti a tale "cretena" Margherita Martino, per adibirli a "cappella bellissima" in cui "reponiri la figura di detto santo per stare con piò devotioni et commoditati" (Travagliato 1995, p. 186).
Un altro atto rilevante, relativo a questo monastero, è inserito in una giuliana del 1598 (Arch. Stor. Parrocchiale di Santa Lucia, Mistretta, Giuliana del 1598, f.l7n), con altre notizie preziose su questo periodo della vita del cenobio ed un elenco di sacerdoti del tempo, di cui, oltre ai nomi, venivano citati anche gli incarichi pastorali: don Filippo Pizzuto, don Giuseppe Iudicello e don Francesco Ortoleva, tutti cappellani e significativamente arcipreti. Del Pizzuto era anche annotato un atto illegittimo commesso in buona fede, il "trasferimento" di un pallio d’altare nuovo, tra l’altro acquistato a sue spese, dalla chiesa Madre al Monastero, in seguito recuperato.
Sulle strutture del vecchio monastero abbandonato nel 1569 venne edificato il convento dei cappuccini, rimasto attivo fino alla soppressione degli enti religiosi del 1869; della precedente struttura questi ultimi ereditarono un quadro di “San Ben. e di San Plac.", (così nel testo del documento, probabilmente san Benedetto e san Placido), conservato in sagrestia (Bartolotta 1990, p. 137).
Trentasette erano le monache ospitate nel monastero negli anni tra il 1601 e il 1633, periodo in cui erano badesse suor Virginia Campo e suor Serafina Scarpuzza; nel 1619, il Pirri ne annotava presenti 31 (24 monache, 4 novizie e 3 converse), quantificando la rendita annua del monastero in 361 once e 24 tari (Pirri,1733, p. 832). Qualche anno più tardi, nel 1646, con badessa "donna" Fulgenzia Valenti, il numero di religiose, sempre figlie di notabili locali, era salito a 32, più tre "servitrici" .
Altro carteggio successivo riguardante il monastero è costituito da due verbali ed un inventario, redatti in occasione di tre visite pastorali, effettuate rispettivamente negli anni 1645 (A.S.M., fondo CC.RR.SS., n.inv.448, ff.lr-2v), 1734 e 1750. Nel primo erano riportate notizie sul monastero, denominato di San Rocco, tra le "ordinacioni particulari per la chiesa e monasterio di san Rocchio" fatte dal vescovo di Cefalù mons. Marcantonio Gussio, in visita a questa struttura nei giorni 19-23 giugno 1645, mentre ne era badessa suor Fulgenzia Valenti.
La seconda visita, effettuata da mons. Valguarnera a Mistretta dal 7 febbraio al 10 marzo 1734, mentre ne era badessa suor Gertrude Agnello, era descritta nella relazione relativa: "monsignore illustrissimo Valguanera ave entrato processionalmente e con tutta pompa in questa città di Mistretta, ricevuto da gl'amorevoli sudditi e da tutto il popolo con tutta venerazione, ed entrato nella chiesa de’ PP. Capuccini, nella medesma si è vestito pontificalmente, e, postosi a cavallo con mitra e bacolo, è stato portato processionalmente dalle compagnie e padri di detto convento, come da tutto il reverendo clero, sotto il badalchino portato dalli spettabili giurati, la briglia dal capitano e le staffe dalli giudici di questa suddetta città ed arrivati incanti la porta della matrice, ave scalvaccato, e, ricevuto l’incenso dal molto reverendo vicario, si è cantato il Te Deum laudamus, e poi, seguitate le funzioni descritte nel Pontefìcale Romano, è salito in solio, le si è prestato l’ubidienza tutto il reverendo clero con la genuflessione ed il bacio della sagra mano, come han fatto li spettabili giurati e capitano, e poi, data la benedizione al popolo, ha principiato la visita". (A.S.D.Cefalù, "Visite pastorali"). Nella stessa relazione, il prelato perorava le direttive date nella precedente visita del 1645 non ancora espletate.
Nell’inventario, redatto il 24 settembre 1750 dal sacerdote don Felice Mandato mentre era badessa suor Anna Gallegra, oltre a descriversi la chiesa, si allegava il "rollo, seu inventario del patrimonio del monastero " (costituito da beni mobili e stabili urbani e rusticani, rendite, proprietà in denaro o in frumento, oliveti, vigneti, censi, ecc.), praticamente gli introiti e le inevitabili spese per la manutenzione degli stessi beni, il sostentamento delle suore, il culto e la carità.
Della prassi attuata per l’elezione delle badesse, solamente in documenti relativi all'inizio dell'‘800 si hanno indicazioni; era descritta nella designazione, in quegli anni, appunto, della Armao e Valdina, succeduta ad Anna Maria Allegra, in cui, oltre alla regola benedettina, erano state attuate tutte le indicazioni impartite dal Concilio di Trento. Il voto, scrupolosamente segreto, era espresso dalle suore riunite in capitolo alla presenza della badessa precedente e del "mastro notaio", la nuova eletta rimaneva in carica per tre anni (Archivio di Stato di Messina, fondo Corporazioni religiose soppresse, n. inv.490, f.lr).
Con l’arrivo dei garibaldini e la successiva Unità d’Italia, furono varate leggi di soppressione delle corporazioni ed istituti religiosi; anche questo monastero con il suo patrimonio di beni mobili ed immobili fu soppresso; la chiesa già pericolante, fu ben presto demolita, trasferendo il suo contenuto altrove grazie all'opera dell'ultima badessa, suor Scolastica Di Salvo.
Nel 1862, a seguito di delibera della giunta municipale, furono riportate nel plesso del Collegio di Maria le scuole elementari femminili, chiamando da quel momento l’edificio "delle ex-benedettine".
Tra il 1875 e il 1879 si susseguirono le infruttuose prese di posizione delle giunte comunali per l'acquisizione dell'edificio al patrimonio pubblico, in modo da trasformarlo in scuole.
Il 12 novembre 1880 venne chiesto lo sgombero delle ultime sette monache ancora trincerate nel convento, per adibirlo a nuove funzioni.
Nel 1884 era attestata l’esistenza dell’Ufficio Postale nei locali del parlatorio dell’ex convento e 1’"ospitalità", data dalle monache rimaste, ad un intero reggimento, per le cui spese, la badessa, chiese un puntuale risarcimento al Comune. - Patrimoni Artistic
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Relativamente al patrimonio artistico nella fase iniziale del monastero poche sono le notizie giunte ai nostri giorni, un riferimento potrebbe essere il quadro di “San Ben. e di SanPlac." (forse san Benedetto e san Placido), conservato nella sagrestia del convento dei cappuccini ereditato dalle monache (Bartolotta, 1990, p. 137).
Per le opere presenti nell'ultima fase di voto del monastero si può far riferimento all'inventario redatto dal sacerdote don Felice Mandato il 24 settembre 1750: all’interno della chiesa vi erano nove altari, affiancati da statue in stucco cui forse si riferisce un pagamento del 1627 a Francesco Li Volsi (Gregorio Magno e Ildefonzo, Orsola e Vereconda, Placido e Mauro, Agata e Rosalia): l’altare maggiore con le statue di legno dorato dei SS. Rocco e Sofia; S. Rosa da Lima e SS. Scolastica e Gertrude, posti ai lati dell’altare maggiore, ornati da tele raffiguranti le stesse sante; S. Maria del Soccorso con statua in legno dorato; S. Anna, con la statua lignea di Maria ss. Bambina o adolescente; S. Benedetto con statua anch’essa in legno dorato; Signora Agonizante, con figura dell’Addolorata o Dormitio riprodotta nella relativa pala; S. Giuseppe con relativo simulacro in legno dorato; SS.mo Crocifisso, con immagine modellata in cartapesta. Nel 1646 il numero di religiose, figlie di nobili e benestanti locali, era di 32, più 3 serve. Le leggi soppressive delle corporazioni religiose interessarono anche il nostro monastero con il suo patrimonio di beni mobili ed immobili; la chiesa, già pericolante, fu ben presto demolita, ma parte del suo contenuto fu distribuito tra le chiese cittadine (S. Nicolò, SS. Trinità, S. Maria del Carmine, S. Biagio, S. Giovanni) grazie all’opera dell’ultima badessa, Scolastica Di Salvo. Dal Monastero proviene infine un paliotto d’argento su velluto cremisi (1728), oggi esposto a Palazzo Venezia a Roma.
Bibliografia i enllaços
- Bibliografia
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Pirro, R., 1773. Sicilia Sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo, vol. I.
Travagliato, G., 1995. Ora et Labora Cronache del Monastero benedettino di S. Maria del Soccorso di Mistretta 1568-1880, Brolo: Armenio.
Pagliaro-Bordone, S., 1971. Mistretta antica e moderna coi suoi undici comuni, Bologna: Forni.
Bartolotta, L., 1990. Mistretta, viaggio nella città di pietra tra immagini e sensazioni, Messina: Off. Grafiche Messina.
Amico, V.M., Di Marzo, G., 1858. Dizionario topografico della Sicilia, 2 vols., Palermo: S. di Marzo.
Amico, V.M., Di Marzo, G., 1858. Dizionario topografico della Sicilia, 2 vols., Palermo: S. di Marzo.
Bartolotta, L., 1990. Mistretta, viaggio nella città di pietra tra immagini e sensazioni, Messina: Off. Grafiche Messina.
Pagliaro-Bordone, S., 1971. Mistretta antica e moderna coi suoi undici comuni, Bologna: Forni.
Pirro, R., 1773. Sicilia Sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, Palermo, vol. I.
Travagliato, G., 1995. Ora et Labora Cronache del Monastero benedettino di S. Maria del Soccorso di Mistretta 1568-1880, Brolo: Armenio.
- Enllaços
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S. Rocco o Santa Caterina
- Paraules clau
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Diolaiuti Nigrelli, Paola Visconti, Paolo il magnifico.
- Geogrà fics
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Sicilia
- Notes
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- Elenco delle badesse (Travagliato 1995, pp. 195-196). 1494? Paola Visconti, 1557 - 1559 Sigismonda Franzone 1587 - 1601 Virginia Campo 1634 ? Serafina Scarpuzza 1646 - 1647 Fulgenzia Valenti 1684 - 1689 Felicia Sanfratello 1719 - 1723 Gertrude Agnello 1723 - 1725 Caterina Agnello 1725 Fulgenzia Nigrelli 1725 - 1728 Anna Gallegra 1733 Fulgenzia Nigrelli 1734 Gertrude Agnello 1735 - 1739 Michela Nigrelli 1740 Anna Gallegra 1741 Michela Nigrelli 1750 Anna Gallegra 1762 Felicia Castronovo 1773 - 1778 Susanna Maria Allegra 1779 - 1781 Giuseppa Maria Allegra 1788 - 1805 Susanna Maria Allegra 1805 - 1809 Caterina Maria Armao e Valdina 1810 - 1812 Rubina Muccio 1812 - 1813 Anna Maria Gallegra 1814 - 1817 Caterina Maria Armao e Valdina 1818 - 1823 Anna Maria Gallegra 1823 - 1827 Rubina Muccio 1827 - 1830 Serafina Passarello 1830 - 1833 Angelica Gambaro 1833 - 1834 Maria Gioacchina Greco decana 1834 - 1837 Angelica Gambaro 1837 - 1841 Scolastica Di Salvo 1843 - 1846 Angelica Gambaro 1846 - 1849 Serafina Passarello 1849 - 1852 Scolastica Di Salvo 1852 - 1853 Fortunata Lombardo decana 1853 - 1856 Benedetta Scimonelli 1856 - 1859 Vincenza Tusa 1859 - 1862 Susanna Cannata 1862 - 1868 Scolastica Di Salvo






