Santa Maria della Concezione, Siracusa
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Autoria
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Caterina Orlando
Nom
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Santa Maria della Concezione, Siracusa
Altres noms
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Santa Maria delle monache
Dades cronològiques
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prima metà del XII secolo
Ordes
BenedictinesDe 1300 a 1550
De 1150 a 1300
Comunitats relacionades
Santa Margherita, Siracusa- Historia Comunitat
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Il monastero benedettino di Santa Maria della Concezione, detto anche di Santa Maria delle monache, era il più antico di Siracusa. Un documento della contessa Adelasia di Adernò, ne attesta la presenza fuori dalle mura urbane di Siracusa nel 1140 (White, 1984, p. 240). Nel 1169 Guglielmo II re di Sicilia, insieme al vescovo Riccardo Palmer lo dotarono di beni; altri privilegi giunsero dalle imperatrici Costanza d’Altavilla (1196) e Costanza d’Aragona (1215) (Agnello, 1980, pp. 27-28). Il vescovo Gregorio, di concerto col capitolo della Cattedrale, concesse una vigna (1233) e la regina Costanza di Svevia, moglie di Pietro III d'Aragona assegnò la metà di un mulino, denominato de Oliva, posto a Noto, dove si trovava un altro monastero benedettino, denominato Santa Maria, soggetto al primo. Nel 1320, per i danni provocati da alcuni eventi sismici, oltre che per motivi ambientali e di sicurezza, il vescovo di Siracusa Pietro Moncada, decise il trasferimento delle monache dall’area extra urbana di Acradina all’interno della città e avviò una raccolta di elemosine per la costruzione di un nuovo edificio nell’odierna via Roma (Pirri, 1987, p. 658). Nella seconda metà del XIV secolo il monastero versava in cattive condizioni economiche per fronteggiare le quali, nel 1378, fu chiesta al papa la concessione di indulgenze. Nel 1398 la badessa Beatrice Alagona destinò il frumento e la farina delle sue terre con mulino, situate nel netino, per il sostentamento delle consorelle (Orlando, 2012, p. 95). Il permanere delle condizioni di indigenza spinsero il vescovo Tommaso de Herbes ad annettere, nel 1402, al monastero il cenobio benedettino di Santa Margherita, anch’esso gravato da debiti, mantenendo badessa Beatrice Alagona (Pirri, 1987, p. 658). Nel corso del secolo il monastero ampliò il proprio patrimonio e concesse in enfiteusi terre e case, stabilizzando così la propria situazione economica e acquisendo un ruolo importante nella vita amministrativa e religiosa della città, tanto da essere scelto dal Senato come sede per conservare il bussolo utilizzato per l’elezione degli ufficiali. Grande lustro fu, inoltre, portato dalla famiglia Pedilepore, che, proprietaria di una preziosa cassa d’argento contenente alcune reliquie di Santa Lucia, elesse le monache custodi dei sacri resti, portati in solenne processione per le vie della città ogni 13 dicembre, giorno della festa della Martire patrona di Siracusa. Nel 1518, grazie al lascito testamentario della badessa Maria Pedilepore, il monastero divenne proprietario della sacra arca (Agnello, 1990, p. 69). Il 14 marzo 1566 il vescovo Giovanni Orosco de Arzés, in visita pastorale presso il monastero, ordinò alla badessa suor Elvira Riga l’esecuzione di alcuni lavori murari per garantire il rigore della clausura e dispose la redazione di un inventario dei beni, indumenti, tappeti, stoffe e teli per le funzioni religiose. A partire dal 1651 il vescovo Giovanni Capoblanco diede avvio a un profondo rinnovamento della chiesa, che consacrò dopo 7 anni, e nel 1660 promosse nuove opere di ristrutturazione per il cenobio. Le monache parteciparono alle operazioni in qualità di committenti di quattro altari della chiesa e forse anche dei rispettivi dipinti: alla badessa Lucia Bonanno Colonna si deve l'altare della Madonna della Lettera, a suor Giovanna e suor Margherita Colonna quello di San Benedetto, l'altare di Santa Lucia fu commissionato dalle suore Benigna Aurora e Clementina Leto e l'altro, dedicato ai Santi Innocenti, fu patrocinato dalle suore Silvia e Letizia Scibilia (Agnello, 1990, p.70). Al momento del terremoto del 6 gennaio del 1693, il monastero ospitava un cospicuo numero di religiose, 40 monache professe, 4 diacone e 6 zitelle che si rifugiarono presso il Piano della Cattedrale e il giardino del Palazzo vescovile a causa dei danni subiti dal cenobio (Gallo, 1974, p. 130). Nel monastero si svolgevano solenni celebrazioni per la festività dell’Immacolata Concezione dell’8 dicembre e, a partire dal 1740, il Senato giurava in chiesa fedeltà alla Madonna a costo della vita. Nell’ambito di tale festività, nel 1746 il viceré Bartolomeo Corsini diede ulteriore importanza al monastero, decidendo in suo favore la privativa delle celebrazioni dell’8 dicembre e concedendo ai Padri Osservanti lo svolgimento delle funzioni religiose in un giorno dell’Ottava. Nel 1866, con la soppressione degli ordini monastici, il cenobio fu abbandonato e spogliato di tutti i beni per essere profondamente modificato nella struttura destinata a divenire la sede della Prefettura. La chiesa rimase, invece, sotto le cure della Congregazione dei Sacerdoti (Agnello, 1990, pp.70-71).
- Figures destacades
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Suor Beatrice Alagona, badessa (1398), appartenente ad un’importante famiglia di antica nobiltà, che nella seconda metà del Trecento controllava il Val Demone e il Val di Noto. Per quanto riguarda Siracusa, Giacomo Alagona, partendo dalla carica di capitano (1363) instaurò un potere signorile sulla città, fino al 1392, anno in cui fu condannato a morte a seguito della sua ribellione ai nuovi sovrani di Sicilia, Martino I e Maria, e a Martino duca di Montblanc.
Suor Tuccia Pompeo, badessa (1487) appartenente ad una famiglia con esponenti che, a partire dal Trecento, ricoprirono incarichi nell’amministrazione locale.
Suor Maria Pedilepore, badessa (1518), appartenente ad una famiglia dell’élite urbana siracusana molto importante grazie alle numerose cariche amministrative e politiche svolte dai suoi esponenti a partire dal XIV secolo. - Edifici Arquitectura
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La chiesa che oggi è possibile ammirare fu costruita nel 1651 per volere del vescovo Giovanni Capoblanco. Il progetto fu affidato all’architetto Michelangelo Bonamici, che firmò anche gli altari della Madonna della Lettera, di S. Benedetto, di S. Lucia e dei SS. Innocenti, e nel 1660 fu dato avvio anche la ricostruzione del monastero (Agnello, 1949, p. 186-199). A causa del terremoto del 1693 entrambi gli edifici rimasero danneggiati, mentre crollarono il campanile e la sacrestia. La ricostruzione della chiesa, iniziata nel 1703, fu affidata al capomastro Antonio Almirata e all’architetto Pompeo Picherali, che, come esplicitamente richiesto dalle religiose, ebbe il compito di realizzare fedelmente il progetto del Bonamici. Nel 1706 Picherali firmò i disegni e i capitoli per la costruzione del coro (Agnello, 1947, pp. 310 ss.). La chiesa presenta un prospetto dalle linee semplici e armoniose e un interno barocco fastoso, arricchito da stucchi dorati e dalla pavimentazione maiolicata (Agnello, 1995, p. 93).
Bibliografia i enllaços
- Bibliografia
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Orlando, C., 2012. Una città per le regine. Istituzioni e società a Siracusa tra XIII e XV secolo, Caltanissetta-Roma: Salvatore Sciascia editore.
Pirri, R., Giunta, F., Mongitore, A. (ed.), 1987. Sicilia sacra: disquisitionibus et notis illustrata, Sala Bolognese: A. Forni.
Trigilia, L., 1985. Siracusa: distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942, Roma: Officina edizioni.
Russo, S., Minnella, M., 1992. Siracusa medioevale e moderna, Siracusa: Arnaldo Lombardi editore.
Agnello, T., 1995. "Nuove acquisizioni documentarie su Pompeo Picherali", Annali del Barocco in Sicilia : Pompeo Picherali: Architettura e Città fra XVII e XVIII Secolo, 2: 89-97.
Agnello, S.L., 1949. "Michelangelo Bonamici, ignorato architetto del sec. XVII", Archivi, XI-XVI: 186-199.
Acerra, L., 1995. Architettura religiosa in Ortigia: Viaggo nella città invisible, Siracusa: Ediprint.
Gallo, C., 1974. "La ricostruzione dei monasteri di Siracusa dopo il terremoto del 1693", Archivio Storico Siracusano, III: 119-143.
White, L.Townsend, 1984. Il monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania: Dafni.
Agnello, N., 1990. Il monachismo in Siracusa: cenni storici degli ordini religiosi soppressi dalla legge 7 luglio 1866, Siracusa: Ediprint.
Acerra, L., 1995. Architettura religiosa in Ortigia: Viaggo nella città invisible, Siracusa: Ediprint.
Agnello, N., 1990. Il monachismo in Siracusa: cenni storici degli ordini religiosi soppressi dalla legge 7 luglio 1866, Siracusa: Ediprint.
Agnello, S.L., 1949. "Michelangelo Bonamici, ignorato architetto del sec. XVII", Archivi, XI-XVI: 186-199.
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Gallo, C., 1974. "La ricostruzione dei monasteri di Siracusa dopo il terremoto del 1693", Archivio Storico Siracusano, III: 119-143.
Orlando, C., 2012. Una città per le regine. Istituzioni e società a Siracusa tra XIII e XV secolo, Caltanissetta-Roma: Salvatore Sciascia editore.
Pirri, R., Giunta, F., Mongitore, A. (ed.), 1987. Sicilia sacra: disquisitionibus et notis illustrata, Sala Bolognese: A. Forni.
Russo, S., Minnella, M., 1992. Siracusa medioevale e moderna, Siracusa: Arnaldo Lombardi editore.
Trigilia, L., 1985. Siracusa: distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942, Roma: Officina edizioni.
White, L.Townsend, 1984. Il monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania: Dafni.
- Paraules clau
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Gugliemo II - Costanza d’Altavilla - Costanza d’Aragona -Riccardo Palmer - Costanza di Svevia - Tommaso de Herbes - Famiglia Pedilepore - Giacomo Alagona - Santa Lucia - Michelangelo Bonamici - Pompeo Picherali
- Geogrà fics
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Sicilia
- Notes



