Claustra

S. Teodoro, San Marco D'Alunzio

Autoria

Verde Giuseppe

Nom

S. Teodoro, San Marco D'Alunzio

Dades cronològiques

ante 1539

Ordes

Benedictines
De 1525 a 1550

Comunitats relacionades

San Salvatore, San Marco (San Marco d'Alunzio - ME)
Historia Comunitat

A San Marco d’Alunzio oltre al monastero benedettino del SS. Salvatore ne era stato fondato un altro, ubicato all'interno del perimetro urbano presso la chiesa di San Teodoro; questa trasformata a servizio del complesso monastico, fu ampliata e riadattata per volontà del dottor Domenico Di Franco, per distinguerlo dall'altro complesso monastico venne denominato Badia Nica.
L'istituzione di questo nuovo monastero sarebbe da datare tra il 1538 ed il 1545; le indicazioni relative a questo spazio temporale, sono desunte da alcuni atti redatti dal notaio Sebastiano Ferraloro, che riportavano notizie sul fondatore, il cavaliere Gerolamo Lanza, figlio unico di una nobile famiglia locale. Questi fin da giovane si era impegnato negli studi e nella vita religiosa, ma per non contraddire le volontà paterne, accettò suo malgrado, di prendere moglie. La donna scelta era "non di inuguale nascita, modestia e santità", nonostante ciò si lasciò convincere da Gerolamo e non appena sposati, di comune accordo, si spogliarono entrambi dei loro beni iniziando una vita ascetica lui e monacale lei, "per servire il vero Iddio". La nobildonna si ritirò nei locali annessi ad un chiostro esistente presso la chiesa di San Teodoro, come si desume dagli atti redatti il primo dicembre 1528, 12 ind. e il 3 agosto 1539, e conservati all'Archivio Notarile, oggi dispersi (Meli, 1984 pp. 172-180); ulteriori notizie inerenti la badia appena fondata si trovavano pure in altri documenti, sempre redatti dal medesimo notaio e datati uno 4 gennaio 1539, XIII ind. e l'altro 17 marzo 1541, XV ind. (Meli, 1991, pp. 237-238).
Il primo documento che parla espressamente del monastero, fu redatto sempre dal notaio Ferraloro il 22 ottobre 1545, IV ind., riportava l'autorizzazione a lasciare il monastero del SS. Salvatore di due suore, Giustina Ipoteca, moniale professa, insieme alla consorella Gerolama Ipoteca, che già avevano ottenuto, il 15 ottobre 1545, l'autorizzazione dal vescovo di Monreale di spostarsi in quello "nuovamente fondato" per volontà di "certe persone divote"; sarebbero queste le prime suore che avrebbero seguito la vedova, in questo nuovo complesso. Alle due suore era stato concesso di portarsi i loro beni mobili mentre la dote sarebbe rimasta nelle casse del SS. Salvatore (Meli, 1991, pp. 237-238; Alibrandi, 2011, p. 27 n. 52). Nel 1594, come riportato nella Relationes ad limina redatta da Mons. A. Lombardo arcivescovo di Messina, conservata nell'Archivio Segreto Vaticano, il numero delle suore che vi dimoravano era cresciuto a 17 (Miracola 2001, p. 98 n. 170).
Agli inizi del '600 il numero delle suore si implementò ulteriormente per l'arrivo di altre consorelle provenienti dal monastero dei Santi Quaranta Martiri. Questo, vista la sua situazione economica fu chiuso dall'arcivescovo di Messina, mons. Bonaventura Secusio, e le poche suore ancora presenti, furono aggregate a quelle del san Teodoro. Il trasferimento fu effettuato il 25 aprile del 1628, VI ind. (Meli, 1991, p. 238). L'evento fu convalidato da un atto, redatto lo stesso giorno dal notaio Filippo Tetamo; vi era indicato che le suore si sarebbero portate le loro suppellettili, libri, rendite e quant'altro possedessero nel convento di san Teodoro. In seguito anche i resti delle consorelle sepolte nella chiesa dei santi Quaranta Martiri vennero traslate per essere sepolte con quelle del monastero di San Teodoro (Meli, 1991, pp. 238-239). Nel 1603 Giovanna Cavallone che era l'ultima badessa dei Santi Quaranta Martiri, quando si sposò con le consorelle nel badia nica, si spogliò del suo ruolo prostrandosi a suor Laurea Zuccaro, allora badessa di questo monastero.
Da un atto redatto dal notaio Gerolamo Scurria, il 28 ottobre, I ind. 1602, si apprende che il monastero, a quel tempo, dipendeva da due chiese quella di Messina e quella di Patti, “padroni in Temporalibus”, ed aveva come reverendi sacerdoti e cappellani don Giuseppe Luci, don Vincenzo di Marco e don Francesco Romano (Meli, 1984, p. 351).
Nel 1613 un terremoto colpì la zona dei Nebrodi causando danni nell'abitato di San Marco. Anche la chiesa e il monastero di San Teodoro subirono cedimenti e, in seguito a quest'evento, furono intrapresi lavori di consolidamento e di adeguamento; questi compresero anche, "per necessità", la realizzazione di inferriate, la chiusura di porte, la costruzione di tribune con grate per permettere alle monache di assistere alle funzioni. Completati i lavori fu inciso nell'architrave della porta di ingresso alla chiesa la frase: Laura Dum Bucaro Viget Abbadissa Reponob Aeribus et Propriis Aedificta evi ...1619.
Successivamente, un'altro è più violento terremoto si abbatté su questo territorio; era il maggio 1739, la cronaca di quest'evento venne riportato nelle "note" del registro del monastero di quell'anno, scritta probabilmente da don Paolo Caputo (Alibrandi, 2011, p.17).
Nel monastero del San Teodoro, l'amministrazione contabile era compito delle badesse; nel registro dal settembre 1729 all'agosto 1732 i dati furono riportati da donna Angela Etta, dal settembre 1732 all'agosto del 1735 da donna Lucia Papa e gli ultimi dati furono trascritti da donna Maria Gertrude Filangeri, settembre 1735 - agosto 1737 (Alibrandi, 2011, p.17).
Del primitivo complesso monastico, già alla metà del '700, ben poco restava (Ryolo, 1980, pp. 71-72; Meli 1991, p. 239).
Ancora nel 1920, nella “badia nica” abitavano delle suore (Ryolo, 1980, p. 71).

Monasteri del SS. Salvatore e Santi Quaranta Martiri, benedettine
Figures destacades

Don Gerolamo Lanza fu cofondatore con la moglie, il cui nome non si conosce, del monastero; questa nobildonna fu la prima a rifugiarvisi, appena fondato.
Giustina Ipoteca e Gerolama Ipoteca monache provenienti dal Santissimo Salvatore raggiunsero nel 1545 la moglie del Lanza in questo monastero.
Elenco della badesse del monastero di S. Teodoro:
· 1545, Giustina Ipoteca vitalizia, uscita dal convento del SS. Salvatore;
· 1558, Maddalena Ipoteca vitalizia;
· 1565, Laurea Zuccaro vitalizia, da questa le badesse furono elette ogni tre anni;
· 1621, Angela Lo Regno;
· 1624, Maria Etta;
· 1628, donna Antonia Cuffari, da quest'anno assunserò il titolo di donna;
· 1632, Fulgenza Rebiba,;
· 1635, Maria Etta;
· 1638, Susanna Monastra;
· 1640, Fulgenza Rebiba;
· 1642, Ninfa Battista;
· 1645, Susanna Monastra;
· 1648, Agata Calderari;
· 1651, Isabella Calderari;
· 1654, Costanza Calderari;
· 1658, Anna Piegadà;
· 1661, Costanza Calderari;
· 1665, Francesca Craxà;
· 1669, Costanza Calderari;
· 1672, Anna Piegadà;
· 1674, Francesca Craxà;
· 1677, Ursola Rabone;
· 1680, Costanza Calderari;
· 1684, Maria Filangeri;
· 1687, Benedetta Albanese;
· 1690, Maria Filangeri;
· 1695, Giovanna Filangeri;
· 1698, Benedetta Albanese; 
· 1701, Giovanna Filangeri;
· 1703, Susanna Giufrè;
· 1705, Giovanna Filangeri;
· 1708, Grazia Rabone;
· 1712, Giovanna Filangeri;
· 1715, Angelina Lando;
· 1719, Grazia Rabone;
· 1722, Giovanna Filangeri;
· 1726, Grazia Rabone;
· 1729, Felice Grassotto;
· 1731, Angela Etta;
· 1733, Lucia Papa;
· 1735, Maria Filangeri (sorella del Visitatore don Giovanni Filangeri);
· 1739, Felice Grassotto (Costanza);
· 1741, Giuseppa Filangeri;
· 1744, Silvestra Filangeri (sorella del Visitatore don Giovanni Filangeri);
· 1748, Candida Rabone;
· 1751, Maria Filangeri;
1874, Giuseppa Filangeri.

Edifici Arquitectura

Accanto alla chiesa di San Teodoro, tra il 1538 ed il 1545, inglobando le strutture dell'antica chiesa dei Santi Quattro Dottori, venne fondato il monastero benedettino di San Teodoro o S. Salvatore (Badia Nica), (Meli, 1984, pp. 173). Le sue fondamenta erano impiantate su un banco di roccia, in parte scavate per realizzarvi le fondazioni dell'edificio (Ryolo, 1980, p. 73). 
La chiesa di San Teodoro, presente da prima della fondazione del monastero, era posta accanto alla chiesa dei Santi Quattro Dottori o SS. Salvatore, così chiamata per il Pantocratore rappresentato nell'affresco della nicchia centrale; era questa una chiesa perfettamente orientata, presumibilmente costruita nella seconda metà del VII con rimaneggiamenti del IX sec. d. C. (Meli, 1984, p. 230; Ryolo, 1980, p. 45 e p. 63). Nel XVI secolo fu notevolmente rimaneggiata e trasformata; il nuovo impianto era a croce greca, e presentava tre bracci completati da volte a padiglione; il primo, in asse con l'altare, è ricoperto da una volta a botte, sopra questo è posto il coro (Miracola, 2001, p. 98; Alibrandi, 2011, p.15). Anche il monastero, subì lavori di adeguamento e abbellimento; una data incisa sull’architrave del portale della chiesa li farebbe risalire al 1619, quando "per necessità" furono chiuse porte, realizzate grate sulle tribune del primo braccio della croce completate da gelosie lignee da cui le suore potevano assistere alle funzioni. Questi lavori di trasformazione della chiesa, furono attribuiti all'amministrazione di don Domenico di Franco al cui tempo era così descritta: "La chiesa di S. Teodoro nei tempi antichi era assi piccola, ma per opera del dottor don Domenico Di Franco fu ridotta nella forma presente" e successivamente "chiesa in foggia di croce con quattro cappelloni quatrati; sopra degl'archi di detti cappelloni s'alza la cupola ottangolata con mediocre architettura. ... qual cappellone è dall'intuito abellito di stucchi in gesso con molte figure di rilievo di ottima qualità" ed ancora (Meli, 1991, p. 238; Miracola, 2001, p. 98). 
Sulla facciata della chiesa si ergevano due campanili, di cui oggi ne rimane solo uno, realizzati forse contestualmente alla trasformazione della chiesa; uno di questi aveva installato un orologio con due campane per i quarti e le ore, realizzato all'inizio del settecento. Al di sotto del piano di calpestio della chiesa erano presenti tre grandi ambienti, utilizzati come cripte, scavati in parte nella roccia, che duranti i lavori di restauro e consolidamento degli anni ottanta erano stati colmati con terriccio (Miracola, 2001, p. 99). 
Del vecchio complesso monastico oggi non resta quasi nulla; esclusi gli ambienti ai lati dell'ingresso della chiesa, che oggi fungono da sacrestia, in uno di essi era alloggiato il parlatorio delle monache con la cosiddetta Rota della monache (Ryolo, 1980, pp. 71-72; Meli, 1991, p. 239).
La struttura fu utilizzata come monastero fino al 1920, poi venne abbandonata (Ryolo, 1980, p. 71), come anche quella del Santissimo Salvatore (Badia Grande); solo di recente sono stati ristrutturati i due complessi, tra il 1985 ed il 2010 (Armeli, 2011).
Nelle strutture delle chiese dei Santi Quattro Dottori e San Teodoro, completato il restauro, nel 1997 è stato inaugurato il Museo della Cultura e delle Arti Figurative Bizantine e Normanne. 

Patrimoni Documental

All'Archivio di Stato di Messina, fondo Corporazioni, dall'Ufficio del Registro di Sant'Agata di Militello, appartenenti al monastero di San Teodoro sono conservati ventitré volumi e una busta, contenenti contratti, scritture varie ed atti contabili degli anni 1546-1866 (Alibrandi, 2011, p.16 n. 29); tra questi il volume 57, "Libro di introito ed esito del venerabile Monastero S. Teodoro per l'anno IV indizione 1710 ad uso di don Benedetto Albanese detentore e procuratore"..... "Libro di pagamenti dal 1710 al 1737". Questo volume riporta gli introiti degli anni dal 1710 al 1713, poi rimasto inutilizzato, fu ripreso nel 1723 per essere utilizzato fino al 1737. Il registro, dal 9 maggio 1739, da contabile divenne un diario di quanto accadde nella terra di San Marco durante gli eventi tellurici di quell'anno (Alibrandi, 2011, pp.17-26).

Bibliografia i enllaços

Bibliografia

da Capistrano, G., 1808. Virtu, geste, e miracoli, ossia Storia sulla vita di s. Benedetto da Sanfratello minore riformato... Composta da f. Giovanni da Capistrano attual ministro provinciale della riformata provincia romana, S.L.: Contendini.


Attardi, F.B., 1742. Storia dell'Integra Città di S. Filippo d'Aggira con gli inediti Monumenti e le Antiche Medaglie, S.L.: Antonino Gramignani.


Armeli, F., 2010. San Marco d’Alunzio (Messina) - 1985/2010. 25 anni di restauri e riqualificazione dei monumenti e del centro storico, Comune: San Marco d’Alunzio.


Ryolo, D., 1980. San Marco d’Alunzio, cenni storici e monumenti, Sant’Agata Militello: Edizioni del Rotary Club.


Pirri, R., 1773. Sicilia Sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, vol. I, Palermo.


Girgenti, R., 1985. Centri storici di Sicilia - Inventario di protezione dei sistemi urbani della provincia di Messina. Mirto, Motta d'Affermo, San Marco d'Alunzio relatore: Giuseppe Gangemi, Tesis doctoral, Università di Palermo.


Peri, I., 1953. "Città e campagna in Sicilia. Dominazione normanna", Atti della Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo, XIII (1-4): ? 


White, L.Townsend, 1984. Il monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania: Dafni.


Meli Bruno, O., 1991. Istoria antica e moderna della città di S. Marco: Ms. (sec. XVIII) della Biblioteca dellʼAssemblea regionale siciliana, Messina: Società messinese di storia patria.


Armeli, F., 2010. San Marco d’Alunzio (Messina) - 1985/2010. 25 anni di restauri e riqualificazione dei monumenti e del centro storico, Comune: San Marco d’Alunzio.


Attardi, F.B., 1742. Storia dell'Integra Città di S. Filippo d'Aggira con gli inediti Monumenti e le Antiche Medaglie, S.L.: Antonino Gramignani.


Girgenti, R., 1985. Centri storici di Sicilia - Inventario di protezione dei sistemi urbani della provincia di Messina. Mirto, Motta d'Affermo, San Marco d'Alunzio relatore: Giuseppe Gangemi, Tesis doctoral, Università di Palermo.


Meli Bruno, O., 1991. Istoria antica e moderna della città di S. Marco: Ms. (sec. XVIII) della Biblioteca dellʼAssemblea regionale siciliana, Messina: Società messinese di storia patria.


Peri, I., 1953. "Città e campagna in Sicilia. Dominazione normanna", Atti della Accademia di Scienze Lettere e Arti di Palermo, XIII (1-4): ? 


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da Capistrano, G., 1808. Virtu, geste, e miracoli, ossia Storia sulla vita di s. Benedetto da Sanfratello minore riformato... Composta da f. Giovanni da Capistrano attual ministro provinciale della riformata provincia romana, S.L.: Contendini.


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