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Gli effetti di limitare l’uso commerciale nella scelta di una licenza Creative Commons [1]

Enviado por Ignasi Labastida [2] el Mié, 03/07/2013 - 09:50
  • llicències [3]
  • llicències creative commons [4]

Ignasi Labastida
CRAI
Universitat de Barcelona


Klimpel, Paul (2013). Free Knowledge Based on Creative Commons Licenses: Consequences, risks and side-effects of the license module "Non-commertial use only - NC". Berlin: Wikimedia Germany, February 2013. <http://openglam.org/files/2013/01/iRights_CC-NC_Guide_English.pdf [5]>. [Consultato il 1 luglio 2013].

Creative Commons [6]

Uno dei temi ricorrenti che appaiono quando si parla di licenze Creative Commons è il significato del termine "non commerciale"1 che è incluso in sei di questi testi legali2.
Il testo che analizziamo in questa sede non entra nel merito del suo significato, ma si concentra sulle conseguenze che implica tale aspetto al momento di scegliere una licenza3. Sebbene Creative Commons non tiene traccia delle opere che sono oggetto di uno qualsiasi dei suoi testi legali, nel corso degli anni sono emerse statistiche che mostrano che l'elemento "Non commerciale" è uno dei più utilizzati4. Per questo è molto importante conoscerne le conseguenze.

Il testo, originariamente in tedesco, firmato dal legale e dall'amministratore Paul Klimpel, è stato curato da Wikimedia Germania, Creative Commons Germania e iRights.info e ha ricevuto il sostegno della Open Knowledge Foundation per essere tradotto in inglese. È importante notare l'interesse della Wikimedia Foundation a chiarire gli aspetti relativi all'utilizzo di questa espressione, dal momento che il suo progetto principale, Wikipedia, è soggetto ad una licenza che non limita gli usi commerciali5.

Prima di andare a discutere il contenuto del testo in questione lasciatemi fare una breve introduzione alla licenza Creative Commons per capire meglio il tema in oggetto. Le licenze sono testi giuridici apparsi più di dieci aani fa6 e servono agli autori che vogliono esercitare i loro diritti di proprietà intellettuale in modo diverso rispetto al classico "tutti i diritti riservati". Con le licenze, la gli autori concedono agli utenti determinate condizioni di utilizzo. È necessario chiedere l'autorizzazione per tutto ciò che non è coperto dalla licenza. Attualmente il set di licenze standard è liberamente disponibile da parte degli autori sul sito web dell'organizzazione ed è costituito da sei testi che permettono la riproduzione, la distribuzione e la comunicazione pubblica dei lavori con la licenza, sempre che se ne conosca la paternità e si mantenga l'avviso di licenza e l'uso fatto non per scopi commerciali. Le differenze tra i sei testi sta nel fatto che tre di questi consentono l'uso dell'opera a fini commerciali e che quattro delle sei licenze autorizzano la creazione di opere derivate dal lavoro originale. Di questi quattro, due che includono la voce "Condividi allo stesso modo" (Share alike), richiedendo che questi nuovi lavori siano soggetti alla stessa licenza o a una compatibile7.

Il testo delle licenze è cambiato nel corso degli ultimi dieci anni e sono apparse diverse versioni, come accade abitualmente nel mondo del software. L'ultima versione è la 3.0 e ora è vivissimo il dibattito sulla versione 4.0.
Durante la discussione pubblica che ha avuto inizio nel 2012 sono emersi temi ricorrenti legati all'elemento "Non commerciale". Tra i detrattori, diversi sono coloro che si sono impegnati ad eliminare licenze che includono questo elemento o che vogliono cambiare il nome in "diritti commerciali riservati"8.

La risposta di Creative Commons è sempre stata che c'è un folto gruppo di autori che reclama l'esistenza di tali licenze e che eliminare questa opzione potrebbe portare questi autori a tornare alla tradizionale riproduzione "tutti i diritti riservati" che impedisce la distribuzione e la comunicazione che invece ora è resa possibile da alcune delle licenze disponibili.

Tornando al testo, l'obiettivo del documento è quello di rendere chiaro l'uso del termine "non commerciale", evitando utilizzi indesiderati. L'introduzione riflette l'uso abbastanza diffuso di questo elemento, come già discusso, e gli effetti collaterali che possono derivare. Il fatto di non consentire a priori un utilizzo commerciale può impedire che l'opera venga utilizzata su Wikipedia o giornali in stampa, o che si realizzino opere che ne limitino lo sfruttamento. L'autore del report propone di utilizzare altri mezzi per ottenere di limitare o impedire l'uso indesiderato del lavoro senza impedirne la diffusione. Uno di questi mezzi è la condizione "Condividi allo stesso modo", che richiede che i lavori derivati siano diffusi nello stesso modo.

Nelle prime sezioni della relazione si spiega il significato di open content (contenuti aperti), termine con il quale si intendono contenuti che possono essere riutilizzati senza permesso, come l'open access e l'open source. Vengono anche esaminati i motivi per cui un autore utilizza una licenza Creative Commons. In generale, l'obiettivo principale è quello di consentire un ampio riutilizzo e dichiararlo, piuttosto che omettere questo aspetto, significa rendere evidente che tutti i diritti sono riservati.

Dalla quarta sezione viene analizzato in che modo la scelta influisce sui progetti non commerciali come Wikipedia. Wikipedia non prevede l'uso di materiali soggetti a licenze per vincoli commerciali che gli impedisce che emergano progetti derivati come la raccolta in DVD di Wikipedia Germania, fatta dalla casa editrice Directmedia che ha contribuito a diffonderla. L'uso dell'elemento "Non commerciale" rende difficile la riutilizzazione dell'opera in blog con presenza di pubblicità, poichè loro inclusione in questi spazi può essere considerato un uso commerciale. Questa incertezza circa il significato del termine si riflette nella sezione seguente. Ci sono casi in cui l'uso fatto di un'opera è chiaramente per scopi commerciali, ma altri sono meno chiari, come ad esempio il già citato caso dei blog. Per evitare questo tipo di incertezza l'autore propone di non utilizzare questo elemento nelle licenze.

Come esempio di uso improprio che non può essere evitato con l'espressione "Non commerciale" si fa riferimento all'utilizzo di opere da parte di radicali o estremisti. In generale questi gruppi non cercano profitto diretto, ma vogliono diffondere le proprie idee. In molti casi, può essere visto come associazione senza scopo di lucro e l'uso fatto dei lavori può essere inclusa come un uso non commerciale. Suggeriamo anche l'utilizzo della opzione "Condividi allo stesso modo", al posto di "Non commerciale" per consentire una più ampia diffusione dell'opera originale e impedire l'uso indesiderato da parte di altri che vorrebbero appropriarsi dei contenuti. Il rapporto dice che alcune aziende sono riluttanti a utilizzare materiali con questa clausola se ciò significa adattare i contenuti affinchè vengano trasmessi nello stesso modo, cioè consentendo il riutilizzo negli stessi termini dell'opera originale .

Più avanti si considera il fatto che molte imprese commerciali sono coscienti di commettere violazioni della proprietà intellettuale, ma preferiscono correre il rischio perché credono di avere più da guadagnare che da perdere. Pertanto, la prevenzione di uso commerciale mediante una licenza può non essere efficace, perché ci saranno sempre dei contravventori, come quando il lavoro è conforme a tutti i diritti riservati. Allo stesso modo si sconsiglia l'utilizzo del non commerciale, se poi non si è pronti ad agire contro gli abusi.

In un'altra sezione dice che un lavoro con una licenza che include l'elemento "Non commerciale" non potrà essere diffusa da carta stampata. Si fa questa affermazione in modo categorico, ma qui sarebbe necessario sottolineato che ci sono alcune leggi sulla proprietà intellettuale, che comprendono un limite al diritto d'autore che consentono alcuni utilizzi per illustrare un problema di attualità o un tema giornalistico. In questi casi il limite è sopra la licenza come specificato nella stessa licenza.

Un altro esempio di utilizzo che si analizza è quello relativo a scuole, università e centri di formazione. A questo punto la discussione torna sul significato di "commerciale" e si prende il punto di vista dell'utente, per determinare se può essere considerato commerciale o meno. A mio parere dovrebbe fare riferimento all'uso e non all'utente, come specificato, per esempio, nel bando legale di Open Courseware MIT9. Ma cosa succede quando l'uso è al di là della scuola? Qui ci troviamo di fronte a nuovi problemi, come indicato nella relazione, quando uno studente diffonde materiale nei luoghi commerciali.

L'uso del termine "non commerciale" può complicare la generazione di opere miste con licenza Creative Commons già che combinazione di queste licenze non è sempre possibile per alcuni requisiti. Si noti che sul sito di Creative Commons c'è una tabella che chiarisce questo aspetto10.

Infine, si dice che consentire più usi facilita la diffusione e la popolarità, e quindi che qualcuno faccia un uso commerciale del lavoro può aiutare a raggiungere un pubblico più vasto. Ricordiamo che nella versione attuale della licenza c'è una sezione che impedisce la promozione, cioè che l'utente riceva un supporto o un trattamento speciale per l'utilizzo del lavoro da parte dell'autore o del proprietario dei diritti. L'autore non dimentica di citare alcuni casi in cui ha senso l'uso della espressione "Non commerciale". Ad esempio, un editore può avere interesse nel facilitare gli usi non commerciali, ma limitare il resto: questo modello può essere utilizzato nei casi in cui si ritiene che l'opera a stampa ha un mercato e la versione digitale può promuovere la diffusione e quindi la vendita fisica.

Questo testo fornisce una nuova visione sul rilascio delle licenze con la condizione "Non commerciale" che credo sia necessaria e che è anche in linea con altri testi come quello del fotografo Fred Benenson, che alcuni anni fa spiegava il motivo per cui non usava questo tipo di licenza11. Senza dubbio si avverte la mancanza di qualche riferimento alla possibilità di chiedere il permesso per alzare questo limite, per combinare questo articolo con le altre condizioni contenute nel bando legale o esplorare l'uso della funzione "CC plus"12 per determinare come deve essere chiesto il permesso di fare un uso commerciale di un'opera soggetta a una licenza "Non commerciale".
 


1. Nel settembre 2009, Creative Commons ha pubblicato i risultati di uno studio per definire il termine "commerciale".
Il documento è disponibile in http://wiki.creativecommons.org/Defining_Noncommercial [7]
2. http://creativecommons.org/licenses/ [8]
3. Creative Commons offre uno strumento per facilitare la scelta della licenza (http://creativecommons.org/choose/ [9]). Vi è un modulo per la registrazione.
4. http://wiki.creativecommons.org/License_statistics [10]
5. http://wikimediafoundation.org/wiki/Press_releases/Dual_license_vote_May_2009 [11]
6. http://10.creativecommons.org/ [12]
7. Dalla versione 3.0 della licenza è contemplata la possibilità di utilizzare una licenza che non sia esattamente la stessa di quella originale, ma che ne mantenga le medesime condizioni di utilizzo.
8. http://creativecommons.org/weblog/entry/35773 [13]
9. http://ocw.mit.edu/terms/#noncomm [14]
10. http://wiki.creativecommons.org/Wiki/cc_license_compatibility [15]
11. http://fredbenenson.com/blog/2008/10/22/moving-on-from-copyleft/ [16]
12. http://wiki.creativecommons.org/CCPlus [17]

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