Corpo Volontari Archivisti, Bibliotecari ed Archeologi
Direttore di Progetti della Fondazione Ignacio Larramendi
Ruth Bloomberg, Makx Dekkers, Stefan Gradmann, Mats Lindquist, Carlo Meghini, Julie Verleyen (2010). Functional specification for the Europeana Danube release. Europeana Think Culture. <http://version1.europeana.eu/c/document_library/get_file?uuid=42fdf604-8bd7-4fe4-8d3e-36cce6fcad65&groupId=10602 [4]> [Consulta: 25/01/2012]
Non è necessario insistere sul fatto che un progetto come Europeana sia ormai completamente integrato nell'Agenda Digitale Europea [5] (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 26 agosto 2010). Quest'agenda è stato già oggetto di una recensione [6] di successo su BID fatta da Ernest Abadal. Sebbene sia stata implementata solo nella seconda metà del 2010, l'Agenda Digitale venne preparata durante la presidenza spagnola nella prima metà di quello stesso anno. Una delle caratteristiche fondamentali del progetto Europeana [7] è che dispone di un modello dati specifico, l'Europeana Data Model (EDM [8]). Grazie a questo modello ed alle specificazioni funzionali [4] (30 agosto 2010) il 1 ° maggio 2011 è stata lanciata la cosiddetta fase del Danubio, in cui ci troviamo attualmente.
Tre importanti documenti sono stati pubblicati nella prima metà del 2011: la cosiddetta relazione del Comitato dei Saggi, dal titolo Il Nuovo Rinascimento [9], il Piano Strategico 2011-2015 [10] ed il Business Plan [11] per l'anno in corso. Altrettanto importante è stata la messa in servizio dei vari gruppi di base ristretti (Core Groups [12]), elementi fondamentali del Consiglio dei Content Providers e degli Aggregatori [13] (CCPA). Se mi riferisco al CCPA è per invitare, ancora una volta da questa posizione privilegiata, tutti i fornitori di dati spagnoli [14], circa una trentina, ad iscriversi ad uno, o più, dei cinque gruppi di lavoro, o ad almeno nel cosiddetto gruppo di riflessione (Reflection Group), o preferibilmente in uno dei gruppi ristretti, in cui si svolge il lavoro pratico e si prendono decisioni. Il 22 settembre è diventato ufficiale l'Europeana Data Exchange Agreement [15]che, tra le altre cose, sostiene con forza la Creative Commons Universal Public Domain Dedication [16]e ancor pìù importante, include l'autorizzazione per il riutilizzo dei contenuti aggiunti da Europeana da parte di terzi. Il 6 dicembre scorso si è svolta a Rotterdam CCPA Annual General Meeting che ha preso decisioni importanti sulla struttura organizzativa. Questi problemi organizzativi e politici hanno sempre una controparte fondamentale, il bilancio.
EDM è costituito attraverso il riutilizzo dei namespaces come RDF [17], RDFS [18], OAI-ORE [19], SKOS [20] y DCMI Terms [21]. Il cosiddetto Ingestion Team [22] guidato da Antoine Isaac, anche molto attivo nel W3C Library Linked Data Incubator Group [23] ha sviluppato le specifiche per i cosiddetti CHO (acronimo di Oggetti di Beni Culturali, Cultural Heritage Object [24]), che è la struttura centrale che i diversi provider dati e gli aggregatori devono inviare con le informazioni per Europeana, probabilmente utilizzando meccanismi di raccolta basati sul protocollo OAI-PMH [25], o forse come si è detto in qualche forum, estendendo alcuni verbi HTTP, di cui PMH ovviamente è un sottoinsieme. Io stesso ho proposto in occasione delle riunioni del gruppo tecnico (Technical Group) che per quello venisse utilizzato METS [26], sulla base dell'esperienza che DIGIBÍS [27] ha in molti progetti di digitalizzazione per la stragrande maggioranza dei fornitori di dati spagnoli di Europeana, così come per lo stesso Ministero della Cultura che aggraga, attraverso Hispana, oltre il 96% di oggetti digitali che fornisce la Spagna e che è in questo momento la quarta più grande fornitrice di dati per il grande progetto dell'Unione. Tale mia opinione si basa anche su di una raccomandazione della Digital Library Federation [28], che ha riscontrato problemi simili negli Stati Uniti.
È stato detto in più di un documento che il modello dei dati di Europeana è un assaggio del Linked Open Data, e infatti nel giugno 2011 è apparso un progetto pilota, l'Europeana Linked Open Data [29] con oltre 3,5 milioni di registri. E come se fosse stato un colpo di partenza, in pochi mesi sono apparsi in Link Open Data [30] i dati del SUDOC, della Rete delle biblioteche universitarie francesi, della British Library e la Biblioteca della Nazionale giapponese che, sebbeno non relazionabili al progetto Europeana, risulta molto significativo. Molto più importante dal punto di vista spagnolo è la pubblicazione della lista di intestazioni per soggetto per biblioteche pubbliche [31], che stabilisce un closeMatch con i LCSH e recentemente con RAMEAU [32] ed i Schalgwortnormendatei [33]. Tra i più noti si ritrova la pubblicazione, comunicata con la consueta sobrietà da Sally McCallum, il LC Names Authority File [34] al quale si è aggiunto il set di sub-intestazioni di forma e genere [35], non solo in SKOS ma anche in MADS/RDF [36].
E' curioso come nel I Seminario Internazionale di Biblioteche Digitali [37], intervenissero sia Sally McCallum che Stefan Grandman, cosí come l'autore di questa recensione, che ha presentato la Biblioteca Virtuale Larramendi [38] conosciuta anche come Biblioteca Virtuale Polymath [39], riportata nei casi di studio del W3C LLD, mostrando lo sviluppo che si era fatto realizzando DIGIBÍS per poter esportare i documenti di quella biblioteca secondo lo schema EDM. Successivamente, anche la Biblioteca Virtuale del Patrimonio Bibliografico [40] ha incorporato questa funzionalità ed entrambe le biblioteche sono stati raccolte da Hispana, dove si può distinguere chiaramente la struttura EDM, di cui si stà qui discutendo. Molto significativo è stato altresì il decreto ministeriale del 2011 con il quale si predispongono fondi per la creazione di archivi digitali conformi a EDM, e che per il prossimo anno permetterà a che centinaia di migliaia di record, forse più di un milione, adottino questa struttura.
Con l'adozione del modello di dati di Europeana le biblioteche europee e spagnole chiaramente s'ingloberanno nel movimento Linked Open Data, che si sta diffondendo in tutto il mondo e che, non dimentichiamolo, grazie al precetto del sameAs permetterà vincolare, aggiungere, riutilizzare ed arricchire i nomi di persona ed istituzione e le intestazioni per soggetto nelle cinque lingue più usate in Occidente, che coincidono con le principali aree editoriali nel mondo, con l'inglese, il tedesco, lo spagnolo ed il francese.
Il modello dati di Europeana è stata rafforzato dalla pubblicazione di una serie di documenti. E sono: l'Europeana Data Model Primer [41], che gestisce, dal punto di vista pratico, l'attuazione del modello dati di Europeana nella sua versione 5.2.2, e che funge chiaramente da linea guida. E' apparso il 26 ottobre 2011. Il giorno dopo hanno pubblicato le Europeana Data Model Mapping Guidelines [42], nel quale si descricono in dettaglio le mappature per trasformare il Europeana Semantic Elements in classi, tanto di base come contestuali, e le proprietà di EDM. Si può dire che anche se queste linee guida non sopprimono l'Europeana Semantic Elements [43], che sarà accettato ancora per qualche tempo, lasciano capire quanto questo sia inadeguato per l'ambiente Linked Open Data o, per dirla in "europeo", in EDM. Queste linee guida sono accompagnate da due appendici, una che si riferisce alla mappatura EDM partendo dal formato dati LIDO [44], lo schema di metadati di base utilizzato per raccogliere oggetti digitali nel mondo dei musei, e l'altra una presentazione dei dati EDM dopo la conversione dei dati.
Lo stesso 27 ottoblre si pubblicò il riassunto l'Europeana Data Model Fact Sheet [45], diretto ai cosiddetti policy makers e a chi deve prendere decisioni basate su ipotesi tecniche. Di fatto nel documento si esprime molto sinteticamente lo scopo di Europeana e la soluzione che non è altra, come si può immaginare il lettore, che l'EDM. Inoltre si descrive brevemente come i dati possano essere arricchiti attraverso il riutilizzo di altri fonti terze e si segnala, naturalmente, l'esempio di DBpedia [46], che per qualche ragione appare al centro del famoso diagramma [47] in forma di nuvola di LOD. In quel documento risultano inoltre palmare come l'EDM contribuisca alla rete di dati o Web Semantica [48], e come si debba implementare l'EDM.
A questa concatenazione di eventi va aggiunto che il 25 ottobre si è pubblicata la relazione finale del World Wide Web Consortium Library Linked Data Incubator Group, diviso in tre documenti per facilitarne la gestione, intitolati rispettivamente: Relazione Finale [49], la relazione sui Casi di Studio [50] e la relazione su Datasets, Value Vocabularies, and Metadata Element Sets [51]. Dal punto di vista spagnolo colpisce il fatto che la Biblioteca Virtuale Polymath sia elencata come uno dei casi studio e abbia utilizzato le procedure per arricchire i dati raccomandati da Europeana, come DBpedia o VIAF [52] nel progetto Biblioteca virtuale della Scuola di Salamanca, [53]nella quale si utilizzatano anche, com'è ovvio, il MARC 21 e le RDA che vengono codificate nelle successive versioni di MARC 21.
In quegli stessi giorni, il 21 ottobre, ci fu un grande evento annunciato al Europeana Tech Conference di Vienna, l'accordo di cooperazione [54] tra la Digital Public Library of América [55] e Europeana. Vale la pena ricordare l'uso di MINT [56], uno strumento che serve per garantire l'interoperabilità dei metadati, sviluppato, contrariamente a ciò che è usuale, in Europa per il suo utilizzo negli Stati Uniti.
Infine, il 31 ottobre Europeana ha pubblicato un ultimo documento di eccezionale importanza, e mi riferisco Final Technical and Logical Architecture and Future Work Recommendation [57] che chiarisce l'intera prospettiva a medio termine di come Europeana debba essere costruita. Si tratta dell'ultima consegna di Europeana Versione 1, il cui viaggio è finito e che sarà sostituita da Europeana da Versione 2 (2011-2014), divenuta operativa nel mese di ottobre.
In tale situazione, Europeana ha chiuso il suo primo anno conformememente al proprio piano strategico ed al modello di business, avendo affinato straordinariamente le proprie specificazioni funzionali, il proprio modello dati ed i propri standards, che non sono altro che i Linked Open Data, ed al tempo stesso superando i 20 milioni di oggetti digitali, a cui si deve aggiungere l'estemamente importante Europeana Data Exchange Agreement, che converte gli oggetti digitali culturali al CCO 1.0 Universal Public Domain Dedication.
Senza dubbio un gran anno per Europeana, per coloro che ci lavorano e per le biblioteche, gli archivi ed i musei in generale.

