Visualizzazioni settore scientifico sulla conservazione delle informazioni

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Fernanda Peset
Universitat Politècnica de València
 

European Commission (2012) "Online Survey on Scientific Information in the Digital Age'', Survey report . Luxembourg: Publications Office of the European Union. Disponible a: http://ec.europa.eu/research/science-society/document_library/pdf_06/survey-on-scientific-information-digital-age_en.pdf

La preoccupazione dell'Unione europea per l'informazione scientifica e l'open access era evidente già nel 2006 e da questa, con una sguardo panoramico sulle discussioni che si stavano generando, già potevamo desumere i molteplici interessi in gioco, a volte contrastanti. Va notato che, nei primi momenti in cui l'accesso aperto non era ancora così diffuso, all'affrontare i temi sulla pubblicazione scientifica era più visibile la tensione tra i grandi editori scientifici e i sostenitori del modello dell'accesso aperto.

L'Europa ha sempre riservato un ruolo importante alle biblioteche accademiche. l loro incarichi classici -di conservazione e di diffusione- si sta ampliando attraverso il supporto di nuovi agenti, che sono interessati alla redditività dell'informazione scientifica quale motore economico della società della conoscenza. Tra questi vanno segnalati i nuovi parchi scientifico-universitari e le aziende spin-off. E così, il lavoro delle biblioteche è assunto come un elemento necessario per creare nuova conoscenza, e renderla redditizia trasferendola al tessuto produttivo.

L'evoluzione, di ciò che i ricercatori ed i mangers necessitano, sta spingendo ad un cambiamento di ruoli nella nostra professione (leggi il "bibliotecario integrato" di cui parla Torres Salinas). Ed infine, si mostra come l'Unione Europea abbia compreso molto presto l'importanza della gestione dei dati scientifici, come fattore di sviluppo economico, dal momento che il riutilizzo dei dati precedenti offre un'opportunità d'innovazione a un costo affrontabile. Nella direttiva 2003/98/EC1 sul riutilizzo dei dati, la Commissione Europea già promuoveva una maggiore disponibilità di dati, non solo dei governi (OpenData), ma anche della ricerca, cosa che ha finito per definire l'Agenda Digitale Europea2 2010. In essa si menziona che "...la ricerca finanziata pubblicamente deve essere ampiamente diffusa attraverso la pubblicazione ad accesso aperto di dati e articoli scientifici" (p.27). Allo stesso modo, la Spagna ha recentemente approvato la legge della scienza3, il cui articolo 37 incoraggia lo sviluppo di repositories e l'obbligo di depositare i risultati che siano stati finanziati principalmente con fondi pubblici.

Così, sia il progetto di una nuova Direttiva prevista per il 20134, citato nel suo comunicato sui dati aperti5 del 2011, sia il rapporto 2010 Riding the Wave6, uniscono l'accesso aperto delle pubblicazioni e la gestione dei dati di ricerca.

Il 31/1/2012, la Commissione europea ha pubblicato i risultati dell'Online survey on scientific information in the digital age <http://ec.europa.eu/research/science-society/document_library/pdf_06/survey-on-scientific-information-digital-age_en.pdf> che sostiene il ruolo dell'Unione Europea in materia di accesso all'informazione scientifica e alla conservazione digitale. S'intendono le informazioni scientifiche in due modi: la pubblicazione dei risultati di ricerca (edizioni scientifiche) e dei dati scientifici (materia prima e materiale aggiuntivo).

Il sondaggio è stato disponibile online da giugno a settembre 2011, al fine di raccogliere opinioni diverse per un possibile Comunicato o una Raccomandazione sull'accesso e conservazione della ricerca finanziata con fondi europei. È legata alla volontà di promuovere la circolazione della conoscenza nello Spazio Europeo della Ricerca (SER) nell'Innovazione7.

L'indagine pubblica si è rivolta ad una vasta gamma di parti interessate in questo settore: i governi e le agenzie di finanziamento, gli istituti di ricerca e le università o i ricercatori, le biblioteche, gli editori scientifici e le imprese ... Era strutturata su tre questioni fondamentali: il ruolo dell'Europa in questo contesto, l'accesso alle pubblicazioni scientifiche ed ai dati di ricerca e, infine, la loro conservazione. I risultati più rilevanti provengono dalle 1140 risposte di 42 paesi, soprattutto dalla Germania.

In primo luogo si conferma il bisogno di un qualche tipo d'iniziativa a livello europeo, in particolare articolando una rete di magazzini digitale. Gli intervistati richiedono all'Unione Europea un ruolo di coordinatore e promotore di politiche scientifiche.

Per quanto riguarda l'accesso alle pubblicazioni, si conferma la crisi del cambio di secolo: un problema d'accesso per il prezzo elevato delle riviste ed il limitato bilancio delle biblioteche. Si descrive l'accesso aperto come essenziale quando la ricerca è finanziata con fondi pubblici, in particolare attraverso l'auto-archiviazione (via verde). I pareri non son peraltro ancora consolidati rispetto una ragionevole durata dell'embargo. I risultati dell'indagine ci permettono di apprezzare i due lati della stessa medaglia: mentre gli editori percepiscono lo scarso budget della biblioteca come una barriera all'accesso, le università ed i ricercatori citano un prezzo eccessivo delle sottoscrizioni.

Leggermente superiore è l'impressione che l'accesso ai dati scientifici rappresenta un problema. Le barriere che indicano sono la mancanza d'investimenti nello sviluppo delle infrastrutture, gli scarsi incentivi per i ricercatori per rendere i dati disponibili e le inadeguate politiche nazionali in materia di accesso ai dati scientifici. Come nel caso di pubblicazioni, c'è accordo sulla necessità che i dati derivati dalla ricerca finanziata con fondi pubblici debbano essere disponibili in Internet e gratuiti. Questa volta la dicotomia tra i gruppi rispondenti è formulata come segue: i produttori dei dati -ricercatori, università e organizzazioni internazionali- ritengono la mancanza di incentivi come il vero problema dell'accesso, mentre i governi, gli editori e le biblioteche si concentrano sulla mancanza di infrastrutture.

L'ultima sezione, riferita alla conservazione, è molto più scarna e con risultati meno conclusivi. Essa non è percepita come un problema, specialmente nel settore editoriale, mentre per il bibliotecario si lo rappresenta. Per il settore pubblico, manca stabilire ciò che deve essere conservato e chi ne è il responsabile. Biblioteche, ricercatori e finanziatori indicano quale barriera la qualità e l'interoperabilità dei magazzini digitale. Infine, gli editori citano la mancanza d'investimenti in quest'area.

A mio parere, l'accesso aperto alle pubblicazioni, essendo un tema da non abbandonare, è già entrato nella sua fase di maturità. L'elevato numero di depositi istituzionali comprova la loro sostenibilità, essendosi incorporati nelle stesse strategie degli enti di ricerca. Abbiamo bisogno, in ogni caso, dell'arricchimento dei servizi e di migliorare l'esperienza dell'utente. Così come non possiamo abbassar la guardia rispetto eventuali retrocessioni, così come dimostra il sostegno di Elsevier al Research Works Act, ritirato il 27 febbraio 2012 grazie alla campagna The Cost of the Knowledge a suo detrimento.

Non succede lo stesso con la gestione dei dati di ricerca. Siamo in un momento in cui c'è bisogno di più investimenti in infrastrutture di dati, in campagne di sensibilizzazione e in politiche. Di fatto, il rapporto cita la mancanza di formazione, di standard e altre questioni legate alla conservazione. Dobbiamo imparare dai progetti settoriali già in esercizio: Genome, Clima, Dryad, ecc. E migliorare, per esempio, la definizione e la licenza degli Open Research Data, sulla scorta di ciò che si è discusso recentemente nella Open Knowledge Foundation List.
 


1: Direttiva 2003/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 di novembre del 2003 relativa alla Riutilizzazione dell'informazione del settore pubblico, 2003. http://eu.vlex.com/source/doue-23/issue/2003/12/31/1 

2: Digital agenda for Europe, 2010 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0245:FIN:ES:PDF 

3: Legge 14/2011, della Scienza, della Tecnologia e dell'Innovazione. http://www.boe.es/boe/dias/2011/06/02/pdfs/BOE-A-2011-9617.pdf

4: Proposta della direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio secindo cui si modifica la Direttiva 2003/98CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico, 2011. http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/opendata2012/revision_of_PSI_Directive/proposal_directive_ES.pdf

5: Dati aperti: Un motore per l'innovazione, la crescita e il governo trasparente, 2011. http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/opendata2012/open_data_communication/es.pdf

6: Riding the wave: How Europe can gain from the rising tide of scientific data. Final report of the High Level Expert Group on Scientific Data. 2010. http://cordis.europa.eu/fp7/ict/e-infrastructure/docs/hlg-sdi-report.pdf

7: Innovation Union (COM(2010) 546 final http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0546:FIN:ES:PDF#page=2