Il cammino incerto della gestione dei dati

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Alicia García-García
Universidad Católica de Valencia

Fernanda Peset
Universitat Politècnica de València
 

Council on Library and Information Resources (2013). Research Data Management: Principles, Practices, and Prospects. Washington, D.C.: CLIR. ISBN 978-1-932326-47-5 http://www.clir.org/pubs/reports/pub160/pub160.pdf

La relazione del Council on Library and Information Resources analizza come gli istituti di ricerca i bibliotecari ed i professionisti in scienze dell'informazione (LIS) sono in grado di rispondere alle esigenze delle agenzie di finanziamento nella gestione dei dati di ricerca (National Science Foundation - NSF i National Institutes of Health - NIH). Raccoglie sei interessanti studi che fanno perno sul progetto DataRes, presentato in maniera dettagliata nei primi due lavori (Halbert, 2013 e Keralis, et al., 2013). Il terzo (Crabtree et al., 2013) è la Dichiarazione di Denton, riassunto dei principi e dei propositi che scaturiscono da DataRes. Il quarto lavoro (Dearden, 2013) fornisce un nuovo stato della questione. Il quinto (Jordan et al., 2013) è una revisione di iniziative e progetti. L'ultimo (Jahnke e Asher, 2013) affronta gli aspetti etici da una prospettiva quasi filosofica, attribuendo un interesse particolare a questo lavoro.

DataRes utilizza un metodo basato su tecniche di indagine (a biblioteche ed amministratori), di textmining sugli incarichi delle agenzie e di analisi delle politiche di alcuni centri. I risultati rendono visibili i cinque fattori cruciali al fine di ottenere una gestione efficace dei dati di ricerca (Gonzalez et al, 2013):

- Mancanza di finanziamenti per implementare le infrastrutture e i servizi che necessitano i ricercatori. Si ha bisogno di maggior sostegno istituzionale affinchè le biblioteche possano fornire tali servizi.

- Mancanza di collaborazione tra organi istituzionali e dipartimenti. In questa relazione, come anche in molti altri forum, leggiamo quanto è necessaria la cooperazione tra tutti i protagonisti del ciclo di comunicazione accademica.

- Gli stessi ricercatori non danno particolare priorità alla gestione dei propri dati. Ne negli Stati Uniti ne in l'Europa (Dallmeier, 2012). In realtà i ricercatori rivendicano il riconoscimento di questo compito, che sarà possibile solo se le agenzie di finanziamento tendranno in considerazione la fatica di gestire i dati. Ovviamente se aumentano gli incarichi dai finanziatori, il ricercatore si vedrà obligato a farlo. Registrano un alto rischio di perdita dei dati, confermato dai risultati preliminari di un questionario sulla loro gestione rivolto ai ricercatori dell'Università Politecnica di Valencia (14-31 gennaio 2014, 224 risposte), visto che quasi la metà di loro li immagazzina in computers locali o in dispositivi.

- Mancanza di incarichi dalle agenzie finanziatrici. Gli autori osservano che il numero degli incarichi è in crescita, sistema più efficace affinchè nelle università si sviluppino le infrastrutture ed i servizi necessari per gestire i dati dei ricercatori. Agenzie come NSF, NIH, NEH-ODH, ecc. sono anni che, nelle loro richieste, esigono piani di gestione (Data Management Plan, DMP). Halbert ripercorre la storia degli incarichi e evidenzia, cosa che può essere un progresso significativo, che nel febbraio 2013 l'Office of Science and Technology Policy (OSTP) pretese alle agenzie governative che rendessero pubbliche le loro politiche d'accesso ai dati entro sei mesi. A metà settembre non aveva ancora dato i suoi frutti...

- Mancanza di politiche istituzionali che garantiscano una gestione efficace. Pochi istituti di ricerca hanno una politica che pretenda la preservazione e condivisione dei dati di ricerca. Gli esistenti sono scarsamente consolidati e molti non sono accessibili al pubblico (solo 20 istituti). La maggioranza degli intervistati ha valutato positivamente che esista una politica di gestione per l'intero istituto.

- Necessità di formare professionisti per gestire grandi insiemi di dati. Gli autori propongono di estendere programmi completi su data curation ai piani di studio delle scuole di Biblioteconomia e Scienza dell'informazione, in fase di sviluppo solo in nove centri. DataRes apprezza il ruolo assunto da trentadue biblioteche al fornire servizi di sostegno ai ricercatori. Ne offrono una vasta gamma dalla quale possiamo apprendere: servizi di consulenza per piani di gestione, accesso web alle politiche e alle buone pratiche, sostegno pratico per l'immagazzinaggio ... Sono più che sufficienti per guidare i bibliotecari del nostro paese, che presto dovranno assumere queste funzioni (Nina Peset Blasco, 2013).

Il terzo documento è un breve manifesto, la Dichiarazione Denton, risultato finale degli studi sviluppati in questa relazione. Tra le altre cose, afferma che vi è una responsabilità nel rendiconto verso la società che va oltre i confini di ciascun istituto o disciplina. Invita ad aderire entrando alla pagina http://openacces.unt.edu/denton-declaration

Il quarto lavoro raccoglie i risultati della ricerca sull'esistenza di servizi di supporto per la gestione dei dati in quattro centri universitari. I risultati possono orientare i servizi di supporto alla gestione dei dati, in quanto, come riflettono i risultati preliminari del sopracitato questionario dell'Università Politecnica di Valencia, oltre l'80 % degli intervistati ritiene che la loro organizzazione non aiuta a preservarli (stabilendo procedure per la denominazione dei files, guide dei server esterni per l'immagazzinaggio, personale per caricare i file...). L'autore fornisce alcuni esempi di buone pratiche: lavorare con le autorità accademiche, organizzare workshops per studenti sulle buone pratiche nella gestione dei dati, rivedere le politiche dei repositorys degli istituti, inclusi certi metadati relativi a datasets, ecc. I servizi si evolvono così rapidamente che si suggeriscono iniziative di monitoraggio come DataCite o DataOne.

Il quinto studio fa una revisione dele iniziative nazionali che può essere utile nella gestione dei dati e la giustifica davanti l'evidenza che non è possibile affrontare certi aspetti in maniera individualizzata, istituto per istituto. Inoltre, insiste che l'utilizzo di dati non dovrebbe essere limitato alle risorse di ciascun gruppo di ricerca individuale, come stanno attualmente promuovendo i DMP che richiedono le agenzie di finanziamento. Deve diventare una responsabilità a scala nazionale nel campo della ricerca, che si denomina "research effort", considerato come parte del loro patrimonio e potenzialità. Questa idea ha le sue derivazioni, visto che mostra due tipi di interessi: un gruppo di ricerca sarà sempre più interessato alla fase in cui i dati sono utili, in cui sono "attivi", mentre la preservazione a lungo termine, la sua fase "inattiva" deve essere di competenza nazionale. Questa distinzione è fondamentale affinchè gli istituti diventino coscienti del loto duplice ruolo: di sostegno alla ricerca e di preservazione della loro produzione.

Tra le iniziative riesamina: le soluzioni fornite per immagazzinare ed analizzare i dati o le ciberinfrastrutture per il calcolo: XSEDE e DPN; i progetti per sviluppare buone pratiche: iDigBio, iPlant Collaborative e Datanet, che sorprendentemente non sono trattati con parole lusinghiere; i servizi software per la gestione dei dati durante la ricerca: DuraCloud, che utilizza Amazon S3 per l'immagazzinaggio.

Gli autori sottolineano che siamo in una fase iniziale, in cui nessuno sa qual'è il modo giusto di procedere durante la ricerca ne com'è un piano di gestione dei dati corretto. In parole povere, mostrano una lunga strada da percorrere. Un viaggio che, come ha consigliato sempre Lluis Anglada, bisogna fare insieme. La gestione dei dati è come un ecosistema organico, le parti a volte evolvono a ritmi e modi diversi, con sovrapposizioni che sono, sorprendentemente, percepiti come utili.

L'ultimo lavoro riflette sui problemi di immagazzinaggio dei dati nel cloud computing, soprattutto quando si utilizzano servizi commerciali. Gli autori arrivano all'estremo di prevedere che se non si garantirà la riservatezza dei dati nel futuro, ne potrebbe derivare un diverso sistema scientifico, con nuove regole etiche o l'abbandono dell'attuale concetto di privacy. In effetti, dobbiamo riconoscere che a volte le persone violano quello che si considera una ragionevole garanzia della privacy. L'autore dimostra che, come è avvenuto nel campo dell'editoria scientifica, si sta lasciando di nuovo entrare il settore commerciale nel sistema scientifico. E ci rende consapevoli del fatto che gli obiettivi dei due settori non solo possono essere differenti ma anche possono essere dannosi per una scienza intesa come bene comune.

Una riduzione iniziale dell'esternalizzazione nasconde costi inevitabili se si vuole garantire la sostenibilità dei servizi. Esempio di spese è la necessità di studiare e negoziare con i fornitori privati di servizi le condizioni di sicurezza e le licenze d'uso, ancora oggi non molto trasparenti sia in Google che in Dropbox..., o la gestione di litigi per violazioni della politica della privacy.

Gli autori hanno rilevato gravi preoccupazioni per la scala di condivisione dei dati in un cloud computing. Le preoccupazioni dei ricercatori in merito all'immagazzinaggio sono: garantire la riservatezza dei dati sensibili; la disinformazione e l'ambiguità circa la proprietà dei dati quando si lavora a livello internazionale; la perdita di controllo sull'uso dei dati. Nel primo caso, gli autori documentano l'insicurezza del cloud computing con casi concreti che fanno venire i brividi. Ci fanno rendere conto che sebbene i gruppi di ricerca abbiano bisogno di condividere i dati a scala multi-istituzionale, stanno prendendo rischi nella presa di decisioni. Rischio molto incerto per altri. Nel secondo caso, sulla proprietà, le conoscenze giuridiche necessarie per prendere una decisione saggia non sono abituali nei gruppi di ricerca. Non è nemmeno alla portata della maggior parte degli avvocati più qualificati, perché non sono sufficientemente studiati i problemi che possono sorgere nel cloud computing. Per quanto riguarda la perdita del controllo sui dati, i problemi non sono solo causati da un accesso improprio o da lacune legali rispetto al loro utilizzo, ma anche dalla perdita di controllo dell'integrità dei file (dati alterati).

Per concludere solo dire che questo interessante testo illustra il grado d'immaturità nelle questioni giuridiche e sociali, in un momento in cui le possibilità tecniche hanno vissuto una grande accelerazione e sono a disposizione di qualsiasi investigatore per lavorare con i propri dati. Avverte che i gruppi devono affrontare situazioni molto complesse e multidimensionali, senza sufficiente esperienza ne aiuto dalle loro istituzioni. Si trovano al centro di interessi contrapposti che provengono tanto dalle politiche dei comitati di valutazione di proggetti o articoli, come dai codici etici delle loro società scientifiche, dai mandati delle agenzie di finanziamento per condividere dati, dalle politiche e normative sulla proprietà e la riservatezza dei paesi con cui lavorano... In definitiva, non esiste la soluzione perfetta. Non possiamo evitare riproporre la loro citazione iniziale, che illustra perfettamente la situazione: ""We find, then, that there is not a single rule, however plausible, and however firmly grounded in epistemology, that is not violated at some time or other. It becomes Evident such violations are not accidental events, they are not results of Insufficient knowledge or of inattention that might have been avoided. On the contrary, we see that they are necessary for progress" (Feyerabend, 2010). Le costruzioni sociali progrediscono a forza di incertezza e conflitto. Cammini incerti come la ricerca stessa.

 


Referenze
Dallmeier-Tiessen, Sunje; Darby, Robert; Gitmans, Kathrin; Lambert, Simon; Suhonen, Jari; Wilson, Michael (2012). Compilation of results on drivers and barriers and new opportunities. http://goo.gl/ChTK6
 
Feyerabend, Paul (2010). Against Method. 4ª ed. Brooklyn, NY: Verso.
 
González, Luis-Millán; Saorín, Tomás; Ferrer-Sapena, Antonia; Aleixandre-Benavent, Rafael; Peset, Fernanda (2013). Gestión de datos de investigación: infraestructuras para su difusión. El profesional de la información, v. 22, n. 5, pagg. 415-423.
 
Nina-Alcocer, Victor; Blasco-Gil, Yolanda; Peset, Fernanda (2013). Los inicios del datasharing: guía práctica para compartir datos de investigación. El profesional de la información, noviembre-diciembre, v. 22, n. 6, pagg. 562-568. http://eprints.rclis.org/20907/1/datasharing.pdf