La Belle inutile

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Ciro Llueca
Coordinador del PADICAT (Patrimoni Digital de Catalunya)
Biblioteca de Catalunya
 

Bailey, Charles W. Jr. (2012). Digital curation resource guide. Houston: Digital Scholarship. Disponibile: http://digital-scholarship.org/dcrg/dcrg.htm [Consultazione: 23/01/2013]

0902 Castell de Sant Ferran, Figueres, SpainSul confine con la frontiera francese, la città catalana di Fighera presenta un'immensa fortificazione militare del secolo XVII, denominata Castello di Sant Ferran. Con una capacità prevista per oltre seimila soldati, venne disegnata per difendersi da una possibile invasione francese sulla nuova frontiera del 1659. L'opera immensa venne iniziata peró non si completó, a causa della mancanza cronica di risorse economiche; ma soprattutto perché divenne obsoleta prima dell'uso. La tecnologia militare era cambiata ed ormai non aveva più alcun senso costruire una fortificazione di quelle dimensioni. In seguito, in una delle successive sconfitte, venne soprannominata dai militari francesi la Belle inutile. Bella e impressionante, peró inutile.

Confrontarsi con una rassegna di un'opera che contiene duecento links sulla digital curation, classificati secondo un freddo ordine alfabetico, pure ricorda gesta storiche. Ancorpiú quando la stessa piattaforma sulla conoscenza, denominata Digital Scholarship, presenta anche altre risorse dalle vaste dimensioni: Digital curation bibliography: preservation and stewardship of scholarly works; Institutional repository and ETD bibliography 2011; Scholarly Electronic Publishing Bibliography 2010; i Research Data Curation Bibliography.

Creata nel 2005 da Charles W. Bailey Jr., Digital Scholarship fornisce "informazione e commenti sul copyright digitale, gestione digitale, depositi digitali, accesso aperto, comunicazione scientifica e altre fonti di informazione digitale". Compito ambizioso quello che vuol condurre l'editore Bailey, che, come dichiara il suo profilo, ha più di 30 anni di esperienza, includendone 24 in gestione di biblioteche universitarie, oltre che numerosi riconoscimenti e partecipazioni in pubblicazioni scientifiche.

L'ultima vesione della Digital curation resource guide, datata il 12 agosto del 2012, è una lista di 212 risorse in internet in lingua inglese, con attenzione spaciale agli aspetti della conservazione digitale. Si raggruppano i contenuti in tredici blocchi tematici, preceduti da una brevissima introduzione e riassunti in due appendici superflue. Traducendo liberamente, i blocchi sono "programmi accademici, liste di discussione, formati e guide, glossari, metadati, modelli, istituzioni, politiche, gestione dati per la ricerca, blogs, servizi commerciali, strumenti e programmi e formazione permanente".

Il lettore specializzato avrá gà inuito i pro ed i contro d'una bibliografia specializzata come quella presentata. La sezione di Bailey ha l'aspetto di uno strumento magnifico, che puó servire per iniziare i neofiti ad un mondo sconosciuto, e che deve rappresentare uno sfrorzo ammirevole da parte dell'autore in tempo ed energie. Uno strumento che dovrebbe servire per ridurre la "info-intossicazione" in una materia –la gestione dei contenuti digitali– che genera dati e papers molto al di sopra delle previsioni delle leggi di Price.

I links sono numerosi e generalmente aggiornati, e, sempre che si possa, rinviano alla risorsa che interessa in maniera diretta (come nel caso di un master in conservazione digitale, che é diretto al web del master e non all'università che lo impartisce). Il criterio di inclusione è selettivo, peró non se ne' specifica la politica. Presumiamo pertanto che sia l'autore che in solitario analizza ció che si pubblica sul tema, e lo aggiunge alla bibliografica, se stima che possa essere d'interesse per il settore. Di conseguenza, senza comunque dimenticare nessuna risorsa essenziale, la sezione risulta essere parziale (nel paragrafo sui programmi si includono i collegamenti a Dspace e Fedora, peró non a Eprints o Omeka, per esempio); principalmente assume un punto di vista statunitense (dei 12 programmi accademici selezionati, 10 sono USA, e gli altri due britannici); e presenta risorse superate (il celebre modello OAIS è effettivamente descritto nella norma ISO 14721 del 2003, peró è stato rivisto nella stessa norma nell'agosto del 2012 –forse dieci giorni più tardi della pubblicazione della guida–). Inoltre, sfortunatamente, si sono trovati due collegamenti non funzionanti (Syracuse University; eDepot).

Contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere da uno strumento bibliografico ambizioso, non si apporta valore aggiunto nella selezione sulle risorse presentate: un riassunto, un commento, una valutazione qualitativa, un impatto, una rassegna, la data di consultazione della risorsa, la sua citazione completa. Qualsiasi cosa che aiuti a soppesare la risorsa in funzione delle necessità dell'utente. Come nel caso della fortezza figheregna di Sant Ferran, la guida sulle risorse sulla gestione dei contenuti digitali di Bailey è una gran opera, che risponde ad un interesse reale, che peró parte da un metodo romantico. Come insinuava molto educatamente Amadeu Pons in una sua rassegna precedente su di un'opera simile dello stesso autore, la domanda che inevitabilmente sorge è se ha senso nell'era digitale di internet una bibliografia con siffatte caratteristiche; completa e di valore peró senza alcun valore aggiunto oltre alla presentazione alfabetica delle duecento risorse in internet, e che, oltre alla propria soggettività intrinseca, il giorno della pubblicazione corre il rischio di esser già obsoleta. Voleva combattere la info-intossicazione e finisce per produrla.

 

© Immagine iniziale di Asarola su Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.