Interessati o coinvolti nell'accesso aperto in Spagna? Una tabella di marcia per questi ultimi

Mabela Casal Reyes
Direttrice della Biblioteca Universitaria
Universidade de Santiago de Compostela
 

Anglada, Lluís; González Copeiro del Villar, Cristina; Rico-Castro, Pilar (coords.) (2014). Recomendaciones para la implementación del artículo 37 Difusión en Acceso Abierto de la Ley de la Ciencia, la Tecnología y la Innovación. Madrid: FECYT. 26 p. Disponible en: <http://recolecta.fecyt.es/sites/default/files/contenido/documentos/Implantacion_Art37_AccesoAbierto.pdf>. [Consultato il 02/02/2015].


Dalle dichiarazioni di Budapest, Bethesda e Berlino, fino alla progressiva generalizzazione delle politiche istituzionali in materia di accesso aperto a livello mondiale, sono passati più di dieci anni e la strada non è stata facile ma è stata scandita da successi di diversa importanza che alla fine hanno condotto, credo irrevocabilmente, al consolidamento dell'accesso aperto come modello alternativo di comunicazione scientifica. In Spagna forse questa espressione magniloquente dovrebbe essere sfumata, ma, in ogni caso, sono molte le misure adottate che hanno permesso il successo dell'Open Access. Una delle più significative fu la consacrazione di un articolo della Ley de la Ciencia la Tecnología y la Innovación dedicato escluvimanente all'accesso aperto: il numero 37, intitolato Difusión en acceso abierto, che però ha generato non pochi dubbi, soprattutto la sua applicazione, tra i differenti interessati.

Tre erano le figlie del re: pianificazione, sviluppo e sfruttamento sui dati scientifici

Inma Aleixos. Universitat Politècnica de València
Ricardo Albiñana. Universitat Oberta de Catalunya
José Morales.  Universitat Ramon Llull
Fernanda Peset. Universitat Politècnica de València
 

- Erway, Ricky. 2013. Starting the Conversation: University-wide Research Data Management Policy. Dublin, Ohio: OCLC Research. http://www.oclc.org/content/dam/research/publications/library/2013/2013-08.pdf
- LERU Research data Working group / LERU Roadmap for research data // LERU, 2013. Advice paper; 14. http://www.uzh.ch/research/LERU_Roadmap_for_Research_data.pdf
- Sergey Filippov / Mapping Text and Data Mining In academic and Research Communities in Europe // Lisbon Council 2014; special briefing issue 16. http://www.lisboncouncil.net/publication/publication/109-mapping-text-and-data-mining-in-academic-and-research-communities-in-europe.html

 

Sembra che continuiamo con la tradizione di riunire in una sola rassegna tre relazioni di tematica comune (Peset, 2013; Fenoll 2014). È questa la terza volta, raggiungendo il tre con tre. Cercando di trovare un filo conduttore alle relazioni di questo articolo, potremmo leggerle seguendo l'ordine seguente: si inizia da Erway, si prosegue con LERU per terminare con Filippov. Lo abbiamo dedotto dopo averli letti, in quanto il primo identifica gli stakeholders nell'ambito dei dati di ricerca e presenta il ruolo di primo piano che può assumere la biblioteca, il secondo informa ampiamente su ciò che deve essere gestito ed infine Filippov dà esempio di come l'analisi dei dati con tecniche di mining possa evidenziare il valore dei datasets, unica giustificazione alla frase “i dati sono il nuovo petrolio dell'economia”.

Modelli di affari nel mondo dell'editoria elettronica, un manuale di sopravvivenza

Lluís Agustí
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona
 

Rojas, María Jesús; Yuste, Elisa; Vázquez, José Antonio; Celaya, Javier (2014). Nuevos modelos de negocios en la era digital: un estudio elaborado por Dosdoce.com para CEDRO con motivo del lanzamiento de su plataforma Conlicencia.com. [Madrid]: Dosdoce: CEDRO. 93 p. ISBN 9788494229589. Disponible en format PDF, ePub i Mobi a: <http://www.dosdoce.com/articulo/estudios/3924/nuevos-modelos-de-negocio-en-la-era-digital/>.

Verso la fine degli anni novanta due comici americani, Joshua Piven e David Borgenicht, pubblicarono The Worst-Case Scenario Survival e Handbook1, un libretto che spiegava in maniera dettagliata come affrontare situazioni estreme e disperate: come sopravvivere se il paracadute non si apre, come camminare sul tetto di un treno in corsa o cadere da un ponte su un fiume, come sfuggire all'attacco di uno squalo o di uno sciame di api assassine... Questo libro inaugurò un genere umoristico dal nome generico di Worst-case scenarios, con le pubblicazioni successive ambientate in tutti i possibili scenari: a scuola, in vacanza, durante un matrimonio, un viaggio o nel momento di rimorchiare una ragazza o di avere rapporti sessuali. In poco più di un decennio si vendettero oltre 10 milioni di esemplari.

Ingredienti per un buon cocktail: persone, tecnologia sociale e base dati

Candela Ollé
Estudis de Ciències de la Informació i la Comunicació
Universitat Oberta de Catalunya
 

Weigend, A. Dias, G., Chow, A. (2012) Tecnologías Sociales. El poder de las conversaciones en red. Fundación para la innovación Bankinter http://www.fundacionbankinter.org/system/documents/8614/original/00FTF17Cast2.pdf [Consulta: 13/10/2014]

All'inizio del XX secolo i mass media si dividevano l'attenzione e la capacità di influenzare la maggior parte della popolazione; quasi un secolo dopo, siamo passati ad una società globalizzata, informatizzata, dove convergono modelli comunicativi e sociali analogici e digitali. L'irruzione delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC) ha fatto sí che le reti diventino strutture comunicative predominanti, che sempre più definiscono le nostre società, economie, modi di far politica e consumare cultura. Secondo Manuel Castells viviamo in una "società-rete globale" dove essere "connessi" passa ad essere da opzione a obbligo.

Mobile o applicazione? È questa la domanda?

Jordi Serrano
Universitat Politècnica de Catalunya
Servei de Biblioteques i Documentació
 

Clark, Joshua; Pan, Rosalind. Strategic mobile library development, a report from University College Dublin Library, Ireland http://anltc.conul.ie/wp-content/uploads/2010/01/ANLTC_SWETS-REPORT-2012.pdf [Consulta 28/10/2014]

Il titolo dell'articolo ha una seconda lettura: saremo d'accordo sull'uso sempre più diffuso di tablets e telefoni intelligenti, o smartphones, e che pertanto i contenuti ed i servizi delle biblioteche devono "arrivare" a questi schermi di dimensioni ridotte.

Come arrivarci? Mobile o applicazione? E tra i tipi d'applicazione, quali? Uff, per una non facile risposta consultate la relazione.

È probabile che mi sbagli, ma credo che le biblioteche dovrebbero scegliere l'opzione del disegno web adattabile per diverse ragioni:

1. In generale le applicazioni originali servono per realizzare una sola attività: AirPAC della Innovative serve a svolgere le funzioni classiche di un OPAC, EBSCOHost per accedere ai suoi database o Wattpad per leggere e-books. Mi sembra impossibile inserire in una sola applicazione tutta l'offerta in contenuti e servizi di una biblioteca, anche se un'alternativa potrebbero essere differenti applicazioni.

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