Come le persone utilizzano i dati del settore pubblico, che cosa può fare il governo per migliorarlo: il Regno Unito siempre capofila

Luis Fernando Ramos-Simón
Dipartimento di Biblioteconomia i documentazione
Universidad Complutense di Madrid


Deloitte (2013). Market assessment of public sector information. Londres: Department for Business, Innovation and Skills: Maggio 2013. 235 p. [Consulta 12/09/2013].<https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/198905/bis-13-743-market-assessment-of-public-sector-information.pdf>

Traffic at Big Ben (I)

Questo resoconto sul mercato dell'informazione del settore pubblico è un modello per obbiettivi e risultati, e sebbene al lettore non interessi affatto il suo contenuto, potrebbe apprezzare la struttura di uno studio impeccabile, composto da un ampio riassunto, sette capitoli con una eccellente presentazione e nove appendici che includono un repertorio bibliografico. Se inoltre, lo stesso lettore, volesse sapere alcuni aspetti basici su come si sta disegnando la strategia dell'informazione pubblica per i prossimi anni nel paese che è quasi certamente leader mondiale nella materia, ha trovato il sito che fa per lui. D'aldronde questa relazione rafforza la politica del Governo britannico in materia di dati di libera consultazione per i prossimi anni con l'obbiettivo di raccomandare ai ministeri come ampliare l'accesso all'informazione del settore pubblico ed offrire opportunità innovatrici per i dati di libera consultazione.

Un volume unico nel suo genere: le collezioni della biblioteca della UAB

Lluís M. Anglada i de Ferrer

CBUC, @lluisanglada


Farré Fiol, Carme; Gómez Escofet, Joan (2013). Col·leccions singulars a les biblioteques de la UAB. Bellaterra: Servei de Publicacions de la Universitat Autònoma de Barcelona. 247 p. : il. ; 30 cm. Testo in inglese e catalano. ISBN 9788449028878. <https://ddd.uab.cat/record/107702>. [03/09/2013]. 

UAB

La biblioteconomía è una disciplia con diversi rami, che non si sono sviluppati tutti allo stesso modo nei vari paesi. Fatto logico ma non scontato. Nel nostro paese i contributi teorici e pratici sugli edifici che ospitano le biblioteche sono apparsi dopo un periodo estremamente prolifico che ha visto la costruzione di molte biblioteche (pubbliche e universitarie). Per quanto possiamo cercare faremo fatica a trovare una bibliografia dedicata alla costruzione delle collezioni e questa è una grave lacuna delle nostre biblioteche. Nelle università, le collezioni bibliografiche sono state costruite spesso "a pioggia" (l'espressione è Dolors Lamarca) ovvero per accumulazione disordinata e non pianificata di documenti. È noto che una delle differenze principali tra la prassi bibliotecaria anglosassone e quella europea è il minor intervento dei bibliotecari europei nella selezione dei documenti per la formazione delle collezioni in biblioteca.

Costruire le raccolte (vale a dire le collezioni) è una delle funzioni di base delle biblioteche. È una caratteristica delle nostre biblioteche avere avuto collezioni patrimoniali abboandanti e aver sofferto di una certa scarsità di risorse per le nuove acquisizioni almeno fino alla fine degli anni Ottanta, principio degli anni Novanta del secolo scorso. In questo contesto, la modernizzazione della professione ha visto attribuire una minore importanza alla raccolta dei documenti obsoleti. Nello stesso modo è stato posto l'accento sull'accesso e sui documenti moderni.

Tre in uno, tre resoconti sulla gestione dei dati di investigazione

Alicia García-García
Universidad Católica de Valencia
 
Fernanda Peset
Universitat Politècnica de València

Grupo de Trabajo de "Depósito y Gestión de datos en Acceso Abierto" del proyecto
RECOLECTA (2012). La conservación y reutilización de los datos científicos en España. Informe del
grupo de trabajo de buenas prácticas
. Madrid: Fundación Española para la Ciencia y
la Tecnología, FECYT. <http://www.recolecta.net/buscador/documentos/informe_datos_cientificos_en_esp.pdf>. [Consultato il: 4 agosto 2013].
 
The Royal Society (2012). Science as an open enterprise: open data for open science. London: The Royal Society. <http://royalsociety.org/uploadedFiles/Royal_Society_Content/policy/projects/sape/2012-06-20-SAOE.pdf>. [Consultato il: 4 agosto 2013].
 
Tenopir, Carol; Birch, Ben; Allard, Suzie (2012). Academic Libraries and Research Data Services: Current Practices and Plans for the Future. Chicago: Association of College and Research Libraries. <http://www.ala.org/acrl/sites/ala.org.acrl/files/content/publications/whitepapers/Tenopir_Birch_Allard.pdf>. [Consultato il: 4 agosto 2013].

Il filo conduttore di queste relazioni è la gestione dei dati derivati dalla ricerca. Tre lavori, affrontati da tre punti di vista differenti. Come iniziava una famosa barzelletta, "un inglese, uno spagnolo e un americano…" che affrontano lo stesso argomento, i dati di investigazione, sono essenzialmente differenti tra di loro.

Tutti e tre si avvicinano al tema da una prospettiva a scala nazionale. Però i dati della ricerca come molti altri aspetti della comunicazione scientifica, hanno una dimensione internazionale inevitabile. Per questa ragione si osservano punti in comune ai tre documenti. Come esempio, vediamo che la definizione usata per i dati di ricerca utilizzati nello spagnolo proviene dall'università di Melbourne.

I dati della ricerca sono fatti, osservazioni o esperienze su cui si basa l'argomento, la teoria o la prova. I dati possono essere numerici descrittivi o visuali. I dati possono essere allo stato grezzo o analizzato, sperimentali o basati sulle osservazioni. I dati includono: quaderni di laboratorio, quaderni di campo, dati di ricerca primaria (incluso i dati in formato cartaceo o su supporto informatico) questionari, cassette audio, video, sviluppo di modelli, fotografie, film e le verifiche e le risposte della prova. I dati raccolti per la ricerca possono includere diapositive, disegni e prototipi. Nell'informazione sulla provenienza dei dati si potrebbe inoltre includere: il come, il quando, il dove si raccolsero e con che cosa (per esempio, con che strumenti). Il codice del software utilizzato per generare, commentare o analizzare i dati può anche essere considerato un dato.

Interoperabilità e dati collegati in biblioteche di tutto

Jesús Gascón García
Departament de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona


Seminar Global Interoperability and Linked Data (2012: Florència, Itàlia). Global interoperability and linked data in libraries. Ed.: Mauro Guerrini; proceedings by Gianfranco Crupi and Ginevra Peruginelli. [Firenze]: Università di Firenze, Dipartimento SAGAS, Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, 2013. Núm. especial de: JLIS.it: Italian journal of library and information science (vol. 4, n. 1). <http://leo.cilea.it/index.php/jlis/issue/current>. [Consultatio il 22 luglio 2013].

Linked Data (Semantic Web) candies

I dati, in genere riguardanti le risorse documentarie, realizzate dalle biblioteche costituiscono cataloghi, peró, sebbene questi siano nella web, restano al margine della web semantica e di solito sono ignorati dagli investigatori generici. È paradossale come questi dati "bibliotecari", di gran qualità e ben strutturati, tanto nei registri bibliografici come in quelli d'autorità, in cambio, no siano utilizzati fuori dal loro ambito.

L'adozione dei dati collegati nei cataloghi, vincolati alla web, possono facilitare la ricerca e il recupero di contenuti, approfittando il controllo e la precisione, caratteristici dei linguaggi e metalinguaggi impiegati come strumenti bibliotecari, dei vocabolari contollati e delle ontologíe. Allo stesso modo i cataloghi possono integrare informazioni e dati procedenti da altri contesti, im modo tale d'arricchire l'informazione che offrono. D'altro canto, questi strumenti acquisiscono una visibilità e un uso che non hanno avuto fino ad ora, e per utenti alieni alla comunità bibliotecaria.

INASP: è il momneto delle realtà locali nella cooperazione per lo sviluppo scinetifico e bibliotecario

Cristóbal Urbano
Facultat de Biblioteconomia i Documentació
Universitat de Barcelona


INASP: putting research knowledge at the heart of development. Oxford: INASP. <http://www.inasp.info>. [Consultato il 15 luglio 2013].

La International Network for the Availability of Scientific Publications (INASP) è una ONG di cooperazione allo sviluppo, che mira a migliorare l'accesso, la produzione e l'uso dell'informazione scientifica, in modo che ogni paese abbia le risorse in questo settore per affrontare le proprie sfide di sviluppo. Nacque nel 1992 su iniziativa di ICSU (International Council of Scientific Unions, actualmente International Council for Science) e il sostegno di UNESCO, TWAS-The Academy of Sciences for the Developing World y AAAS (American Association for the Advancement of Science).

Nel 2012 la organizzazione ha compiuto 20 anni de esperienza e nel corso dell'ultimo anno è stato sottoposto a valutazione esterna1, il suo programma di azione 2008-2013 noto come PERii (Programme for the Enhancement of Research Information).
La riflessione su questa valutazione è stato un importante punto di partenza per i prossimi cinque anni, nei quali si lav orerà – apartire dall'aprile del 2013 – nell'ambito di un approccio più sistematico alla costruzione di strutture locali, che è evidente già evidente dal nome del programma: Strengthening Research and Knowledge Systems (SRKS).

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